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giovedì 7 maggio 2026

IL TRAUMA NON È UN DESTINO di Sandra Sassaroli - NOVITA' IN LIBRERIA

 

Sandra Sassaroli, medico chirurgo, psichiatra, psicoterapeuta e punto di riferimento italiano per la psicoterapia cognitivo-comportamentale, dimostra come il trauma sia parte della nostra storia, ma non la sua conclusione: tra il passato vissuto e il futuro possibile si apre lo spazio delle scelte. Un libro che unisce rigore scientifico ed esperienza clinica per dimostrare che le ferite non definiscono chi saremo. Sandra Sassaroli accompagna il lettore in un percorso per riprendere in mano la propria vita, trasformando il dolore in una possibilità di rinascita.

Vallardi Editore

In libreria dal 5 maggio

Pagine 240

martedì 24 febbraio 2026

"Le stelle non sono mai sole" di Ameya G. Canovi. Novità in libreria

in libreria il 17 febbraio 2026 - Vallardi editore

Dopo Dentro di me c’è un posto bellissimo, 
Ameya Canovi, autrice da oltre 130.000 copie e psicologa esperta di relazioni, numero 1 in Italia, torna in libreria con Le stelle non sono mai sole: un manuale che abbraccia l’amore in toto cominciando da quello per sé stessi.

Ameya Canovi ci guida in un percorso per scoprire che alla fine noi lì, nell’amore per noi stessi, c’eravamo già: l’avevamo soltanto dimenticato. 

«Alla base di ogni relazione ci sono gli incontri. Riusciti, mancati, desiderati, rincorsi, evitati, rifiutati, specchiati, disperati, velenosi, talvolta traumatici. Ma l'incontro con sé stessi va di pari passo con quello altrui, e quando accade in maniera onesta, nulla poi resta come prima. Perché proprio le stelle? Le stelle non si aggrappano, si guardano tra loro e in modo creativo compongono relazioni, melodie, sinfonie. Si relazionano insieme, con compostezza. Alla giusta distanza, senza perdersi nelle altre. Ciascuna con la propria luce, la propria essenza».

giovedì 11 novembre 2021

Amore, mal-amore, mal d'amore: capire per combattere la violenza

 dove, come e perchè nasce il mal-amore: capire per combattere la violenza

articolo di Barbara Furlan
psicologa, psicoterapeuta

Cos’ è l’amore?
proviamo a dare una definizione: se dieci persone scrivessero la loro definizione di amore darebbero tante definizioni diverse. Ci sarebbero sicuramente similitudini, ma ognuno avrebbe una propria definizione.

Tante definizioni (da Wikipedia)amore familiare verso i familiari o i parenti-amore per gli amici-amore per se stessi-amore romantico-
amore sessuale-amore platonico-amore caritatevole (misericordia)-amore ideale (per qualcosa di astratto o inanimato, come un'idea o un obiettivo)-amore politico o sociale-amore di fede(devozione)

Ma dobbiamo delimitare il tipo di amore di cui vogliamo parlare e darne una definizione operativa:

Amore inteso come sentimento interpersonale caratterizzato da:
  • Desiderio di essere riconosciuti dall’altro
  • Emozioni forti (viscerali)
  • Riconoscimento dell’altro
  • Senso o desiderio di appartenenza
  • Intimita’ (o desiderio di)
  • Volere il bene dell’altro

Tutti abbiamo bisogno di amore: molte ricerche a partire dagli anni ’40 in poi  hanno dimostrato come il bisogno di riconoscimento e poi quello di appartenenza siano fondamentali per la salute fisica e psichica dell’uomo!
Ad amare s’impara: sebbene la spinta verso l’altro sia innata nell’essere umano (e negli animali “superiori”) il come andare verso l’altro lo impariamo dalle nostre figure di riferimento infantili (e lo modifichiamo anche in seguito in caso di traumi).

Cosa succede se il bambino non riceve amore o ne riceve in modo “imprevedibile”?
Pur di soddisfare il bisogno di riconoscimento (sentirsi visto) il bambino inizierà a cercare (ed aspettarsi) riconoscimenti negativi. E una volta diventato adulto?
Una volta diventato adulto (o adulta) il bambino ripeterà ciò che ha imparato e costruirà relazioni affettive in qualche modo simili a quelle d’origine, oppure cercherà di evitarle in assoluto, ma ciò è impossibile! (a causa del bisogno innato di riconoscimento ed appartenenza)

Ciò che ne deriverà sarà l’amore o… il mal-amore
Abbiamo gia’ visto cosa intendiamo per amore

Ma cos’è il mal-amore?
Quello che io intendo per mal d’amore o mal-amore e’ la continua ricerca dell’amore (quello buono) senza poterlo però concepire realmente e quindi raggiungere… Diamo una definizione di mal-amore:
Per coerenza con la definizione che abbiamo dato di amore possiamo dire che il mal-amore e’
Un sentimento interpersonale caratterizzato da
  • Emozioni forti (viscerali)
  • Eccessivo riconoscimento dell’altro in cambio di riconoscimenti negativi,
  • Accettazione del dominio dell’altro su se’,
  • Mancanza di una vera intimita’,
  • Volere il bene di una persona che non vuole il nostro bene

Cosa succede a chi “soffre di mal d’amore”?
le emozioni di chi vive un mal-amore sono spesso negative (tristezza, insoddisfazione, stress, timore…)
la controparte di un mal-amore e’ spesso portata in palmo d mano, come fosse “un po’ piu’ ok di noi”
i riconoscimenti ricevuti sono svalutazioni e critiche, quando non spintoni e percosse
piu che appartenenza chi vive un mal-amore si sente “di proprieta’” dell'altro (rende conto di cose di cui non dovrebbe, vive in funzione di…)
l’unico tipo di intimita’ e’ quella fisica, spesso subita

giovedì 9 luglio 2020

“Il kamikaze di cellophane” di Ferdinando Salamino. Recensione di Tiziana Viganò


Un noir originale di altissimo livello: più che mostrare com’è, lo scrittore fa vivere il lettore dentro la psiche di Michele. Un rischio e una sfida a comprendere il profondo della malattia mentale.


Per quelli come me arriva sempre il giorno. Quello in cui uccidi o ti fai ammazzare, o entrambe le cose. Perché alla fine è tutta una questione di impulsi, capite? Di impulsi e di controllo.

Michele Sabella, diciassette anni, racconta la sua storia tragica, partendo dalla famiglia disfunzionale: padre alcolizzato e violento, madre vittima designata, lui che fin da bambino assiste e diventa a sua volta vittima dei bulli della scuola. Ma studia, legge, cresce, vola basso... poi si butta allo sbaraglio, come un kamikaze.
A poco a poco, come in una corazza che lo protegge dalla paura, dal dolore, avvolge il suo cuore nel cellophane, strato dopo strato: finché questa difesa lo rende insensibile, distaccato, non teme più nulla, non sente neppure il dolore delle ferite che si autoinfligge per retroflettere l’onda di violenza che ha dentro. È solo, con il suo daimon* la sua voce interiore, la guida spirituale che lo distoglie da certe azioni, che gli sussurra verità scomode.

lunedì 24 febbraio 2020

PAURA? Il peggiore dei virus. Un libro spiega il terrore delle malattie, e come evitarlo...


Alessandro Bartoletti-Giorgio Nardone
La paura delle malattie
Psicoterapia Breve Strategica dell’Ipocondria
Ponte alle Grazie editore



Resa famosa da Molière e dal suo Malato immaginario, la paura delle malattie sembra non voler allentare la presa sugli individui, in una sfida apparentemente paradossale con la medicina e i suoi continui progressi. Il terrore che mina la vita quotidiana, la richiesta continua d’aiuto medico e di terapia, le lamentele di dolore, ancora troppo spesso bollati come «frutto dell’immaginazione», sono invece profondamente reali e fanno vivere male sia i pazienti sia le persone che li circondano, diventando, in senso più lato, un problema per tutta la società. Dopo aver descritto la sindrome ipocondriaca in tutte le sue varianti e averne passato in rassegna i possibili fattori d’innesco, questo ampio ed esauriente testo dimostra l’efficacia della Psicoterapia Breve Strategica nel suo trattamento, grazie a strategie e stratagemmi terapeutici studiati ad hoc per le sue caratteristiche: con l’ausilio di casi clinici tratti dalla realtà, il lettore può apprezzare l’efficacia di molte divertenti e paradossali tecniche che permettono, in modo apparentemente «magico», di uscire in breve tempo dai circoli viziosi della paura delle malattie. Vengono infine fornite alcune indicazioni per la prevenzione dell’ipocondria, basate sul riconoscimento dei messaggi che il nostro corpo ci invia e sugli stili di vita opportuni per raggiungere e mantenere il benessere psicofisico.

 
Alessandro Bartoletti, psicologo e psicoterapeuta, si è perfezionato in Neurobiologia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ricercatore associato e docente del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, è responsabile dello studio clinico affiliato e della sede didattica di Roma.
 
Giorgio Nardone, allievo di Paul Watzlawick, ha alle spalle venticinque anni di attività terapeutica e 20.000 casi trattati con successo. Ha fondato e dirige il Centro di terapia Strategica ed è presidente dello Strategic Therapy Center di Arezzo, che ha affiliati in tutto il mondo. Tra i suoi libri ricordiamo: Paura panico fobie, Cavalcare la propria tigre, Correggimi se sbaglio, Il dialogo strategico, Gli errori delle donne, Psicotrappole, L’arte di mentire, La paura delle decisioni, tutti pubblicati da Ponte alle Grazie. 







domenica 22 dicembre 2019

“La casa delle voci” di Donato Carrisi. Recensione di Tiziana Viganò

niente sangue, niente delitti: la violenza psicologica fa molto male,è dolorosamente senza fine, fa paura come la violenza fisica.

Recensione di Tiziana Viganò già pubblicata sul portale MilanoNera

Non scorre sangue in questo nuovo, eccellente lavoro di Donato Carrisi.
Il maestro del thriller esplora con la consueta abilità i misteri della mente umana, e non c’è niente di più complesso, multiforme, difficile da penetrare ed esplorare. L’ipnosi è uno degli strumenti che si possono usare per far emergere i ricordi sepolti nell’inconscio, e il protagonista, il dottor Pietro Gerber, è uno psicologo infantile noto per essere un addormentatore di bambini, un ipnotista famoso a Firenze.

Fin dalle prime pagine (righe!) Carrisi catapulta in un mondo dove si incontrano memorie e immaginazione che sfiorano il soprannaturale, quella mescolanza di realtà, gioco e fantasia tipica della psiche infantile, dove i confini sono labili. A volte i bambini creano falsi ricordi che agli adulti paiono menzogne, ma per i piccoli sono esperienze reali: hanno una fantasia senza freni che può far sembrare vero e credibile quello che non lo è. Ma putroppo

“nessuno vuole veramente ascoltare ciò che hanno da dire i bambini”

per capire ciò che vogliono o non vogliono, per svelare verità non immediatamente comprensibili.
O per capire le violenze che subiscono sotto l’apparenza dell’amore parentale.

domenica 4 agosto 2019

Il Segno del Leone tra Astrologia, miti, psicologia


pot pourri di vari testi, ma soprattutto 

il mito, il Sole, caratteristiche, amicizia, benessere, alimentazione, moda, sport, personaggi celebri, momenti della giornata, giorno speciale, luoghi, colori, pietre, gioielli, oggetti, profumi, piante... 


IL MITO
Il re degli animali, potenza sovrana, nobile energia vitale, domina su tutto ciò che vive, come il Sole, l’astro che lo domina: la parola latina “Leo” e la radice greca “Slei” hanno significato di “staccare, lacerare, ferire”, come succede nell’individuo quando si stacca da uno stato indifferenziato, inconscio, per affermare la propria identità, nel processo di individuazione (che è la presa di coscienza dell’Io secondo Jung).
Il Leone è quindi simbolo di potenza soggettiva, affermazione dell’uomo come individuo, non disgiunto dalla sua origine divina: il lato “Ombra” ha il significato dell’inflazione dell’Io in senso aggressivo, dell’individualismo eccessivo ed egocentrismo, chiaramente latente nei nati sotto questo Segno.

venerdì 26 luglio 2019

“Figli felici a scuola” di Davide Pagnoncelli. Recensione di Tiziana Viganò


una Summa di consigli pragmatici, chiari e sintetici, 
le basi di una formazione efficace e completa e olistica

recensione di Tiziana Viganò

Il sottotitolo di questo interessante libro recita

“Come migliorare l’esperienza scolastica dei propri figli con l’aiuto di un allargacervelli”

Davide Pagnoncelli si definisce così, allargacervelli proprio il contrario di quello strizzacervelli che da anni ha cominciato a definire scherzosamente i professionisti della psiche. In modo assurdo, come sottolinea l’autore, perché lo psicologo non è certo colui che riduce le teste, o che cura solo persone problematiche, disturbate, ma è colui che apre la mente, aiuta a superare i limiti, a trovare in sé risorse, abilità, strategie per arrivare a essere persone complete, integrate e felici.
Il concetto di felicità si ripete spesso nel libro: in questa società chi è felice non è considerato, provoca invidia, mentre l’infelicità e la tristezza attirano l’attenzione. Mentre

”Generare felicità è uno dei compiti vitali di ciascuno”

Davide Pagnoncelli racconta la sua esperienza di psicologo scolastico specializzato in psicoterapia, arteterapia e teatroterapia, che ha messo a punto un nuovo servizio psicologico nelle scuole di Bergamo, dove lavora da anni, con ottimi risultati.
Così in questo libro si rivolge ai genitori, agli insegnanti, e a tutti coloro che sono interessati a trovare vie diverse per educare i ragazzi, con empatia e intelligenza emotiva, nella speranza di formare nuove generazioni più soddisfatte e realizzate.

sabato 27 aprile 2019

“IL SILENZIO ADDOSSO” di Stefania Convalle. Recensione di Tiziana Viganò


 Stefania Convalle è raffinata narratrice di storie e persone di cui approfondisce la mente e le emozioni, dando un afflato di spiritualità laica a tutta la vicenda, che risulta un incontro di anime perdute che misteriosamente, per vie ignote e mistiche, si incontrano e si salvano.

recensione di Tiziana Viganò

La penna fluida ed elegante di Stefania Convalle ha abituato i lettori a personaggi femminili che lottano contro le difficoltà della vita con forza, resilienza e capacità di rinnovarsi e risorgere. Con il nuovo romanzo “Il silenzio addosso”, la scrittrice affronta un argomento complesso e doloroso, l’elaborazione di un lutto di particolare gravità qual è la morte di un figlio.
Lo fa con fine sensibilità e intensa partecipazione che comunica ai lettori, cosicché la sua protagonista Chiara esca dalle pagine concreta e viva nella sua ferita e nel dolore immenso, ineluttabile, nella fatica di superare le varie fasi di elaborazione. Aveva perso se stessa insieme al figlio Marco e si era circondata di silenzio, riusciva a parlare a stento, perché “dire a voce alta il vero motivo di tanto dolore equivaleva ad affermare che quella morte era davvero esistita”. Piena di rabbia repressa contro Dio e contro il colpevole, il marito Alessandro che causò l’incidente, si era ritirata dagli altri, in un abisso di solitudine e depressione. Poi, piano piano, col tempo, riacquista fiducia nelle proprie risorse, grazie al sostegno e alla vicinanza di persone amiche che la aiutano ad accettare una nuova condizione di vita, dove la persona amata e persa esiste sempre, anche nella sua assenza. Solo ora è pronta a darsi una nuova chance di vita e aprirsi all’amore.

domenica 24 febbraio 2019

Dipendenze, new addiction, ossessioni. Psicologia in forma di thriller con “Addicted” di Paolo Roversi. di Tiziana Viganò


di Tiziana Viganò

Tutti noi amiamo alcune cose che ci caratterizzano: i libri, la cioccolata, il mare, le serie televisive, postare su facebok ...perfino la scrittura! Cose innocue che ci danno attimi di serenità e ci fanno sorridere di noi. Saliamo due gradini: qualcuno ama, magari un po’ troppo, mangiare e bere, oppure contare le calorie dei cibi, l’igiene, seguire la moda o i gossip, essere iperattivo o troppo pigro....niente di che...
Saliamo altri due gradini: qualcuno fuma davvero troppe sigarette, o si abbuffa anche di notte, beve dalla mattina alla sera, oppure si sfianca con ore e ore di allenamenti in palestra o chilometri in bicicletta, spende troppi soldi al gratta e vinci o online, passa ore e notti attaccato al pc o allo smartphone...
Saliamo ancora un gradino e quelle cose che facevano di noi Tizio o Caio, con qualche piccola o grande mania, sono diventate patologia di interesse psichiatrico, il  disturbo ossessivo-compulsivo: sono diventate, cioè, ossessioni, compulsioni, dipendenze – addiction – che distruggono la vita di chi ne è afflitto e di chi gli sta vicino.
Argomento attualissimo, se ne parla ovunque nei media e non, perché è piuttosto diffuso nella popolazione del mondo e sembra in crescita. Perché se fino a qualche anno fa si parlava molto di dipendenze, cioè la necessità di assumere sostanze fisico e chimiche per vivere – alcool, droghe, cibo - ora si parla di nuove dipendenze, new addictions, che sono dipendenze comportamentali - gioco d’azzardo, internet, smartphone, videogiochi, shopping compulsivo , sesso, lavoro – cioè la ricerca compulsiva di un oggetto che dia significato alla vita e senza il quale non si può vivere.
Malattie psichiatriche tipiche della nuova società, ancora più rischiose, perché in apparenza sono attività lecite, anzi, socialmente accettate e addirittura esaltate, normalmente agite da tutti: sono abitudini diffuse, quotidiane ben lontane dall’apparire come un sintomo clinico, che diventa tale perché si va da un estremo all’altro, dalla “normalità” all’eccesso, allo squilibrio. Sono insidiosissime espressioni di un disagio psichico profondo e di un malessere culturale e sociale: chi ne è afflitto non riesce a sopportare l’ansia e la depressione, il dolore mentale che comporterebbe rinunciare all’ossessione, con perdita di controllo e incapacità di smettere. L’ossessione diventa il focus nella vita del soggetto e domina i suoi pensieri, i suoi sentimenti e il suo comportamento, condannandolo a fuggire dal mondo reale e dalla propria vita, dalle relazioni sociali e affettive. Anche l’alterazione dei neurotrasmettitori, sostanze chimiche presenti nel sistema nervoso denunciano queste carenze: lo psichico diventa fisico. Qualche definizione:

paura di essere senza smarthphone - nomophobia
dipendenza da cybersex - compulsive sexual behavior
navigazione web compulsiva - internet addiction disorder
gioco d’azzardo patologico - gambling
shopping compulsivo - compulsive buying
accumulo compulsivo - hoarding
ossessione per la forma fisica – vigoressia

Questo l’argomento, alquanto spinoso e complesso, del nuovo libro di Paolo Roversi “Addicted” 2019, SEM edizioni un thriller che ha il pregio di parlare di psicologia con la facilità e l’immediatezza di una storia avvincente e appassionante, che tiene con i fiato sospeso fino all’ultima riga.
Un luogo splendido, un’antica masseria nel Salento, isolata da tutto e da tutti, dieci persone chiuse in una prigione dorata: sette pazienti affetti da varie dipendenze, una psichiatra, Rebecca Stark, pronta a curarli con il suo metodo efficace e collaudato, due persone dello staff, un magnate russo, guarito dalla dottoressa, che ha visto il business della cura delle addiction nella casa di cura Sunrise, prima di una catena mondiale.
Nessuno conosce l’identità dei pazienti, sette come i vizi capitali, come le sette piaghe d’Egitto: Lena Weber ossessionata dalla forma fisica, Tim Parker brooker cocainomane, Claudio Carrara avvocato e giocatore, Rosa Bernasconi sedicenne disposta a vendersi per una ricarica di cellulare, Jian Chow web designer dipendente dal cybersex, Julie Arnaud ninfomane, Jessica De Groot, autlesionista. Chiusi con le loro ossessioni in una prigione dorata, dovranno fare gruppo, una squadra, una comunità per sconfiggere i mostri dentro di loro. Ma cominciano a scomparire...Un fatto di sangue accaduto in Germania nel 1994 aleggia come un incubo nei ricordi di qualcuno: quale sarà il collegamento con i fatti attuali?
Una pioggia biblica laverà ogni indizio, simbolo di una catarsi con un finale aperto che ci lascerà molte incognite.
Con un occhio a “Dieci piccoli Indiani” della mitica Agatha Christie, Paolo Roversi, col suo nuovo thriller ne fa una trasposizione in chiave moderna: non sono più delitti e colpe passate ma le ossessioni della nostra epoca a portare i protagonisti a cercare soluzione ai loro problemi, carnefici e vittime di se stessi.

uesto è l’argomento, spinoso




venerdì 9 marzo 2018

AMORE E MALAMORE: usiamo le parole giuste


“L’onda lunga del Titanic” è una doppia storia d’amore, in parte ambientata ai giorni nostri: la protagonista è una donna di successo che si innamora di un uomo e dovrà compiere una scelta importante per la sua vita: avrà molti dubbi e incertezze, ma nella sua scelta sarà aiutata dalla ritrovata storia di una ragazza di cent’anni fa, realmente imbarcata sul Titanic.



C’è un motivo per cui ho scritto questa storia dolce e malinconica, ma bella, romantica, una storia d’amore condiviso tra due personaggi realmente esistiti che sono diventati eroi e, come quasi tutti gli eroi e le eroine del passato, della storia e della letteratura, sono morti. Mary si trova davanti a scelte difficili e importanti: è solo una ragazzina innamorata,  nata in un minuscolo villaggio, sperduto nell’Irlanda di cento anni fa, ma sceglie l’amore, e muore PER AMORE. Davanti a tutte le storie in cui le donne muoiono PER MALAMORE mi fa piacere sottolineare,  che l’amore di coppia quando è condiviso, sereno, sincero, riesce ad abbattere le difficoltà della vita, riesce a far vivere bene. Ed esiste. Come esistono uomini che sanno essere protettivi senza essere oppressivi, che sanno sostenere senza costringere, che sanno amare davvero. Ci sono donne fragili, dipendenti, e forse anche Mary Mullin era così, secondo canoni di cent’anni fa, come di oggi. Ma mi piace ricordare QUELL’ICONA UNIVERSALE DELL’AMORE che è l’immagine di ROSE sulla prua della nave nel film “Titanic” di Cameron:

domenica 4 marzo 2018

Donne e amore, eros e agape: riflessioni per l'8 marzo di Tiziana Viganò


Eros e agape, come dicevano gli antichi greci, sensualità e tenerezza, sono la ricetta dell’amore positivo che supera il tempo e lo spazio.

di Tiziana Viganò

Quante cose sono cambiate nella società negli ultimi cinquant’anni e il ruolo delle donne ha subito una vera rivoluzione, dal modello ideale di madre e moglie, casalinga: solo un numero limitato lavorava, per bisogno, soprattutto come impiegata, maestra o in mansioni che erano come il prolungamento del loro ruolo riproduttivo, domestiche, cameriere, baby sitter, infermiere, parrucchiere, estetiste, contadine...poche le eccezioni.
Uomini e donne avevano mansioni chiaramente distinte, il salario e le possibilità di far carriera molto differenti. Sostanzialmente ritenute oggetti di proprietà dell’uomo, la maggior parte delle donne si sottometteva alle richieste della società, pagando un alto prezzo in termini di violenza domestica, sottomissione, violenze fisiche: ricordiamo che il delitto d’onore è stato tolto dal codice civile nel 1981…

sabato 16 luglio 2016

Gli infiniti volti della violenza: uomini e donne, violenza TRA i generi in “Sinfonia nera in quattro tempi” di Tiziana Viganò



"Sinfonia nera in quattro tempi" di Tiziana Viganò, Selpub Youcanprint, 2016

La violenza sulle donne. I suoi infiniti volti, le sue molteplici declinazioni.  Violenza fisica, psicologica, sessuale, economica. Violenza subdola, strisciante oppure esplosiva, dirompente, ma comunque distruttiva, devastante. Violenza che uccide, ferisce, annienta e trasforma. Trasforma le donne che la subiscono, spegnendole, piegandole, indurendole, deformandole nella psiche, nell’anima.


In "Sinfonia nera in quattro tempi" ci sono DONNE fragili, insicure, dipendenti, come ANNA, una “gran bella donna, ma con scarsissima autostima e incapacità di affermarsi: pensava di risolvere i suoi problemi usando il sesso e l’amore per ottenere riconoscimenti, per essere vista, per avere l’aiuto di cui aveva disperatamente bisogno.”
Donne troppo innamorate, incapaci di difendersi da un amore che non le ama, che le domina e le distrugge, come LAURA, usata ed abbandonata senza pietà, come uno straccio, un giocattolo senza anima, divorata prima dalla passione e poi da un odio altrettanto feroce.
Donne giovani, ingenue, ferite nel corpo, nello spirito e nelle illusioni, come GINA, scissa tra amore e vendetta, serva complice amante e, al tempo stesso, dominatrice carnefice.

Donne plagiate, piegate, manipolate, isolate, annullate, drogate di parole e sostanze, ridotte all’ombra di ciò che erano, come CLARA, angelo vendicatore lucido e disperato.


venerdì 13 novembre 2015

"Essere felici è.....": da un discorso di Papa Francesco

Che dire di più? Papa Francesco è un grande!

"Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino. In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano. Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni. 
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. 
Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. 
Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell'anonimato. 
Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide, incomprensioni e periodi di crisi. 
Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia. 
È attraversare deserti fuori di sé, ma essere in grado di trovare un'oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita. 
Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.

venerdì 16 ottobre 2015

“Questione di biglie” di Erika Zerbini – (2012) Eidon edizioni

recensione di Tiziana Viganò



Dà voce alla sofferenza. Il dolore che non parla imprigiona il cuore agitato e lo fa schiantare.(William Shakespeare)

Possiamo essere madri, ma solo chi ha provato la perdita di un figlio non nato o già nato può realmente capire e condividere l’intensità estrema di un dolore che rischia di ingoiare l’esistenza. Ascoltare una donna smarrita e sofferente, supportarla, non è da tutti, a volte è più utile il silenzio o una carezza, starle vicino per non farla sentire ancora di più isolata.
“Ciò che è davvero necessario, quasi indispensabile, è che il nostro dolore sia riconosciuto e accettato perché è un dolore reale, come reale era il figlio che aspettavamo”, legittimato, compreso, rispettato dagli altri.
La tragica esperienza dell’aborto, soprattutto quando il bambino è già da alcuni mesi nel grembo, Erika l’ha provata due volte di seguito: dopo aver avuto due figli ormai grandi ha avuto un aborto a 20 settimane e un secondo a 15 settimane.
E’ un’esperienza che devasta una donna che si sente in colpa, difettosa, “guasta”, vuota, sminuita di fronte alle altre che sono riuscite a far nascere un bimbo vivo...e non importa se sia già madre di altri figli, perché ogni bambino è un’entità diversa dalle altre, è frutto di aspettative, sogni, emozioni, fantasie che sono di quel bambino, con un’identità e un nome, e non di un altro.

martedì 6 ottobre 2015

Bibliografia per chi vuole approfondire il tema della violenza psicologica e fisica

su questo blog ci sono diversi articoli e racconti che trattano l'argomento in modo semplice e accessibile a  tutti : li trovate sotto le etichette donne, racconti, psicologia, violenza e femminicidio, violenza psicologica

J. Baldaro Verde, Illusioni d’amore. Le motivazioni inconsce nella scelta del partner, Cortina,2012
G.Attili, Attaccamento e amore, Il Mulino, 2009
A.M.Bernardini De Pace, Calci nel cuore, Sperling e Kupfer, 2004
V. Slepoj, Le ferite delle Donne, Saggi, Mondadori, 2003
V. Slepoj, le ferite degli uomini, Mondadori, 2004
R.  Norwood, Donne che amano troppo, Feltrinelli,1989
M.R.Parsi, L’amore dannoso, Mondadori, 1999


Per chi ha conoscenze di psicologia più approfondite

J.Holmes, La teoria dell’attaccamento,Cortina, 1994

J.Bowlby, Costruzione e rottura dei legami affettivi, Cortina, 1982

ho nominato solo "i classici" ma la letteratura in tema è molto molto vasta

"Siamo le nostre paure" di Nadezhda Speranza Slavova


Ciascuno di noi
diventa preda di sé stesso
quando sopraggiungono paure,
davanti alle quali
tace la coscienza.
Come un fiore su cui l’ape si posa
ed esso si chiude,
intrappolando la vibrazione delle ali
per sempre,
rinunciando, così,
anche alla luce.
(Nadezhda Speranza Slavova)

giovedì 21 agosto 2014

Emozioni davanti alla violenza. Cosa proviamo?. Articolo di Tiziana Viganò

I volti delle statue di Niccolò Dell’Arca esprimono le fortissime emozioni che suscita la morte violenta e aiutano a decodificarle. Noi come reagiamo? Siamo empatici o evitanti o assuefatti? Proviamo dolore, disperazione, orrore, sconcerto oppure assuefazione, abitudine o negazione?

“Compianto sul Cristo morto”: gruppo di statue in terracotta (1460-90) di Niccolò dell’Arca. Bologna, chiesa di Santa Maria della Vita.

Abbiamo tutti la percezione che la violenza sia in aumento: i media ci bombardano di notizie di efferati delitti, femminicidi, infanticidi, senza contare le stragi di civili nelle guerre che costellano il mondo. La violenza “fa notizia” e c’è in fondo un certo compiacimento da scoop giornalistico sotto la velata condanna.
I “gialli”, polizieschi e no sono presenti a tutte le ore del giorno sulla tv e registrano altissimi livelli di audience: c’è in tutti noi un’assuefazione alla violenza?


















martedì 19 agosto 2014

"La violenza non è mai un fulmine a ciel sereno" intervista di Giusi Fasano allo psichiatra Claudio Mencacci

«Il raptus non esiste e vi dico perché sono malvagi»
 articolo di Giusi Fasano tratto da


Luca Giustini, assassino, infanticida
Luca Giustini, 34 anni, macchinista ferroviere, ha accoltellato a morte la figlioletta di soli 18 mesi. La tragedia è avvenuta in un appartamento di Collemarino, ad Ancona.  L’uomo è stato arrestato. Subito dopo il delitto si è parlato di un «raptus».
 «Ci avrei giurato»

Cosa?
«Che anche questa volta si sarebbe usato il termine “raptus”».

Succede spesso.
 «Troppo spesso, direi. Sotto il cappello del raptus, o alcune volte della follia, si mette la violenza inaudita, quella imprevista, impulsiva. E non si considera mai che, guarda caso, quella violenza ha come oggetto i più fragili, i deboli, le persone indifese e quindi le più esposte. Lei ha mai sentito dire di qualcuno colto da raptus che ha assalito un uomo grande e grosso?».
Claudio Mencacci è l’ex presidente della Società italiana di psichiatria oltre che il direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano. E dice che «noi, in psichiatria, tendiamo a escludere l’esistenza del raptus».