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lunedì 22 giugno 2026

“Delitto in cornice” di Giancarlo De Cataldo. Recensione di Tiziana Viganò

 La “serie del Contino” di Giancarlo De Cataldo è una delle più piacevoli degli ultimi anni.

È sempre interessante e inserisce la serietà di un'indagine poliziesca in piena regola in un tessuto narrativo ricco di colore ambientale – Roma, la città più bella e variegata del mondo è protagonista.

Il suo dialetto, parlato soprattutto dalla ispettrice Cianchetti fa sorridere come sempre, il gergo è diretto, colorito e verace: la sua interpretazione di Così fan tuttedi Mozart, cui ha assistito coinvolta alla cultura dal contino è esilarante. Deborah sottolinea il contrasto con Manrico Spinori, il PM nobile che emerge con la raffinatezza, il parlato colto, i modi diplomatici e garbati. Deliziose le figure della madre, aristocratica decaduta senza un soldo affetta da ludopatia e il compito maggiordomo Camillo, sempre presente; validissima la squadra di poliziotte al servizio platonico del PM sciupafemmine.

In questo giallo de Cataldo non perde occasione lanciare strali sarcastici contro i media e i social che prendono di mira i magistrati, pronti a scavalcare la giustizia per uno scoop che attiri l'attenzione delle masse. Oppure pronti a negare la verità a fronte di un racconto falso ben riuscito.

Dato che l’argomento principale è l’arte contemporanea – il romanzo inizia con l’omicidio di una performer della Body art – De Cataldo, con la sua elegante, ma graffiante ironia, racconta gli eccessi di un’arte fatta non solo da geniali artisti, ma anche da ciarlatani che riescono a rifilare per milioni di euro autentiche schifezze o da veri pazzi che sacrificherebbero anche la vita per un attimo di notorietà.

Una bella differenza con l’opera preziosa di Luca Giordano, pittore barocco, che la contessa cerca di vendere con sotterfugio per guadagnare un po’ di quattrini. Questa volta però per una buona causa.

Manrico si arrovella sull’aspetto rituale di tutta la storia e questa volta le opere liriche non gli vengono in aiuto se non con un’illuminazione finale. Chi avrà commesso l’omicidio e ripreso il video?

Verena Rex, provocatoria artista esperta in scarificazione, viene rinvenuta senza vita nel capannone dove filmava le sue performance. Causa del decesso: un taglio alla giugulare. Nessuno sa niente, nessuno ha visto niente; computer e cellulare della vittima sono spariti. È stato un incidente o Verena ha inscenato un suicidio «artistico»? Mentre sul mercato le quotazioni delle sue opere salgono vertiginosamente, un secondo delitto complica la vicenda. 

altre recensioni della serie del Contino

C'è un cadavere in cucina

Il bacio del calabrone

fuori serie

La svedese


Delitto in cornice”

di Giancarlo De Cataldo

genere: giallo

editore: Einaudi, 2026

pagine:231

Link all’acquisto

giovedì 18 giugno 2026

CATERINA RADIO CLANDESTINA - Fiorenza Pistocchi - Recensione di Giancarlo Bosini

 

"Caterina Radio Clandestina" è un romanzo storico molto toccante che restituisce dignità alla memoria dimenticata degli Internati Militari Italiani durante la Seconda guerra mondiale. Il libro narra la storia vera di una resistenza silenziosa, condotta non con le armi ma con la forza delle proprie scelte etiche all'interno dello Stalag X B a Sandbostel.

Dopo l'8 settembre 1943, circa 650.000 soldati italiani rifiutarono di piegarsi al nazismo e alla Repubblica di Salò. Privati dello status di prigionieri di guerra e ridotti alla fame, vennero rinchiusi nei lager tedeschi. A Sandbostel, un gruppo di questi uomini (tra cui Giovannino Guareschi, Gianrico Tedeschi e Giuseppe Brignole) compie un'impresa straordinaria. Costruiscono in modo artigianale "Caterina", una radio ricevente clandestina. Nascosta a rischio della vita, la radio diventa l'unico legame con il mondo esterno, permettendo ai prigionieri di seguire l'avanzata degli Alleati e di mantenere viva la speranza della liberazione.

giovedì 28 maggio 2026

“Le terme dell’indirizzo” di C. Cassar Scalia. Recensione di Tiziana Viganò

 Un’indagine che si presenta intricata fin dall’inizio finisce per ribaltarsi
completamente, con un finale a sorpresa. Vanina deve interrompere le meritate vacanze con Paolo, tornato da lei e innamorato più che mai, ma la sua mante creativa riuscirà a dipanare la strana matassa, con i fili che si perdono e si ingarbugliano, giungendo alla scoperta del colpevole con l’aiuto di Patanè e della validissima squadra. Attorno a loro la meravigliosa Catania, con un luogo non troppo conosciuto, le terme romane dell’indirizzo, rovine di età imperiale che diventano qui la scena del crimine.

Ho finito di leggere con interesse, come tutti i precedenti, l’undicesimo libro della Cassar Scalia che ha protagonista Vanina Guarrasi, anche se negli ultimi ho dovuto constatare un calo di grinta creativa a fronte dei primi otto, che trovavo entusiasmanti: le indagini sono sempre interessanti, ma le storie dei personaggi e della protagonista sembrano attorcigliarsi sempre sulle stesse questioni, che diventano piuttosto ripetitive per il lettore affezionato che ha letto tutta la serie. Non dico che manchino i colpi di scena, ma la scrittrice riassume ogni volta le vicende precedenti di Vanina e degli altri: un déjà vu un po’ superfluo. Sensazione che non ha certamente chi ha letto pochi libri della serie, anzi lo avvantaggia perché ogni romanzo si può leggere indipendentemente dalla cronologia.

Nonostante questo appunto ho letto il romanzo d’un fiato e con piacere, godendomi sempre la compagnia dei simpatici personaggi e dell’atmosfera di Catania che adoro.

martedì 7 aprile 2026

“Figli” di Maurizio de Giovanni. Recensione di Tiziana Viganò

 Rispetto alle altre serie, quella dei Bastardi si è sempre prestata, per la sua coralità, alla presenza di tanti personaggi: a volte l’autore ha fissato l’attenzione su uno di loro, assurgendolo al ruolo principale, altre volte ha prevalso la squadra intera. Ma in questo romanzo ognuno di loro è diventato protagonista: l’indagine è diventata un filo rosso che li lega, senza mai prevalere su quello che accade a ognuno nella complessa vita privata, ma soprattutto nella loro anima tormentata da tanti problemi, in particolare adesso in quello del rapporto fondamentale con i propri figli.

Sembra che, con questo nuovo splendido libro, Maurizio de Giovanni ci metta davanti a una svolta narrativa perché – almeno così mi pare - per la prima volta nei suoi romanzi dia una netta prevalenza alla storia dei suoi personaggi, mettendo in secondo piano la trama poliziesca.

Con l’empatia, la finezza e la profondità nell’analisi dei sentimenti che lo contraddistinguono, la sua prosa lirica dal lessico ricco e rotondo, De Giovanni parla d’amore – sempre al centro della sua narrazione – ma anche della paura della perdita, del distacco, del senso di colpa, del desiderio, della rivincita che il rapporto genitore-figli può portare con sé.

Così il tredicesimo libro della serie dei Bastardi di Pizzofalcone non può essere incasellato nel genere giallo, bensì in quello di narrativa italiana contemporanea. Definire Maurizio de Giovanni “giallista” è proprio limitante.

Giuseppe Lojacono è alle prese con un grande dolore di Marinella, figlia nel pieno dell’adolescenza e dei suoi problemi: ha paura di perderla, cerca di comunicare con lei.

Ottavia Calabrese è una madre al limite del crollo, combattuta tra il desiderio di abbandonare il figlio autistico che la intrappola col senso di colpa e quello di una nuova vita con Palma che ama.

Luigi Palma sogna una vita con Ottavia, ma nell’impossibilità di uscire dalla situazione senza via d'uscita pensa di evaderne, soffrendo atrocemente.

Elsa Martini ha capito che la figlia Vicky ora conosce suo padre e lo frequenta, ma non sa come affrontare questo segreto nascosto per tanti anni

lunedì 30 marzo 2026

IL DIAVOLO DENTRO - Roberto Ottonelli - Recensione di Giancarlo Bosini

Il racconto, ispirato ai fatti delle “Bestie di Satana”, ci mostra la vita di un gruppo di adolescenti, che, dopo aver perso fiducia nel futuro, trovano nella violenza l'unica risposta a un’esistenza fatta di abusi e sofferenze.

Ragazzi perduti, allo sbando, vittime di situazioni familiari terribili e di una società spesso insensibile.

Il romanzo riesce a far entrare il lettore nelle loro menti, descrivendo le loro emozioni e le loro storie, e trascinandolo in una spirale di atrocità inimmaginabili.

I protagonisti sono ben definiti, credibili, e la storia si sviluppa tra debolezze umane, bisogno di appartenenza e nere ossessioni, fino a farci immedesimare con i personaggi.

venerdì 20 marzo 2026

“I convitati di pietra”, di Michele Mari. Recensione di Tiziana Viganò

E poi non rimase nessuno”. O meglio, ne rimase solo uno.

Il "convitato di pietra" – come si sa – è un’espressione nata dal “Don Giovanni”, la commedia del Seicento di Tirso de Molina ripresa da Moliere, Goldoni, da Mozart e da tanti altri autori: quella presenza ossessiva, angosciante, minacciosa è simbolo di un qualcosa che incombe e condiziona il presente.

Questo libro è una commedia tragicomica con punte di horror, che fa sorridere o ridere, ma comunque lascia amaro in bocca, anzi, un senso di disgusto per le grettezze e il male insito nell’essere umano.

Cè una riffa, una sorta di lotteria che un gruppo di trenta liceali della classe III A organizza scommettendo sulla morte: tutti gli anni ognuno di loro depositerà in un fondo una somma che crescerà esponenzialmente e verrà vinta da tre di loro che sopravviveranno a tutti gli altri. Una somma che col passare del tempo diventerà sempre più alta, condizionando la vita degli uomini e delle donne coinvolti, portandoli ad azioni assurde, tragiche o comiche, fino all’omicidio.

mercoledì 11 marzo 2026

Rivelazione di Louise Penny. Recensione di Tiziana Viganò

 Dopo Natura morta (Still life, 2005 – Einaudi, 2022), La grazia dell'inverno (A Fatal Grace, 2007 - Einaudi 2023), Il più crudele dei mesi (The Cruelest Month, 2008 - Einaudi, 2024), il quarto titolo, in ordine di tempo (The brutal telling”, 2009), della serie del commissario Gamache e del villaggio canadese di Three Pines, “Rivelazione”, è ora pubblicato da Einaudi, come tanti altri titoli della bellissima serie che conta finora quattordici romanzi.

Rivelazione” è un romanzo intenso, con una narrazione ricca nel lessico – complimenti alle traduttrici - e nei dettagli degli ambienti, che hanno un ruolo importante, ma soprattutto nei personaggi, nelle loro emozioni, nei loro caratteri.

Chi segue le mie recensioni sa che, secondo me, Louise Penny è una delle migliori scrittrici di romanzi gialli, con le sue narrazioni complesse, profonde, a tutto tondo, che elevano i suoi libri oltre il genere, a narrativa di alto livello.

Tutti ruotano attorno ad Armand Gamache, una delle figure più affascinanti tra i detective. Un uomo di alto spessore, razionale e intuitivo, di grandi capacità professionali, sempre calmo e pacato, padrone di sé, con relazioni interpersonali ottime e con la sua intelligenza creativa ed emotiva che scava nelle persone comprendendole a fondo e scoprendo, anche dai minimi particolari, il loro mondo interiore.

Oliver Brulé, personaggio fisso della serie, proprietario del pittoresco bistrot di Three Pines ha un amico segreto, che visita solo in piena notte, ogni quindici giorni, nella sua capanna di tronchi in mezzo alla foresta del Quebéc. Il vecchio, l’Eremita, nasconde molti misteri, e racconta a Oliver storie fantastiche di altri tempi, forse miti, forse verità.

La terribile forza ha distrutto tutto ciò che incontrava. Il Vecchio mondo e il Nuovo. Non è rimasto più nulla. Tranne…”

Il Caos incombe, vecchio mio, e niente potrà fermarlo. Ha viaggiato a lungo, ma è arrivato”.

“UNA GIORNATA BESTIALE” di Vincenzo Carriero. Recensione di Giancarlo Bosini

 

Una storia ironica e dissacrante che si evolve, incalzante e in modo impeccabile, con effetti valanga che catapultano personaggi e lettore in una catena infinita di avvenimenti che lasciano con il fiato sospeso; avvenimenti in cui si fondono possibile e surreale, mostrando gli aspetti più negativi del genere umano. Una chiara irriverente e inclemente rappresentazione della moderna società, in cui spesso si è portati a dar più valore al denaro, piuttosto che alla propria vita o a quella degli altri.

Tutto si svolge in un giorno, mostrando inizialmente una quotidianità non dissimile da quella di tanti, che ben presto si evolve in un incubo persecutorio che imprevedibilmente si trasforma in una sorta d’inferno dantesco, dove Enzo, il protagonista,

domenica 22 febbraio 2026

recensione di Sara Quiriconi per il blog "Le strade del giallo"

Recensione di Sara Quiriconi per il blog "Le strade del giallo"


Un giallo delizioso! La trama è intricata e piena di colpi di scena, ma l'autrice la
guida con mano ferma e ironica. Rosanna e Carlo, i due pensionati protagonisti, sono personaggi irresistibili: curiosi, brillanti e pieni di passione per il mistero. Il loro rapporto e la loro complicità sono il cuore della storia, e la loro intelligenza li porta a scoprire indizi e prove che altri non hanno visto. 

La Valganna diventa un personaggio a sé, con i suoi boschi, i suoi pettegolezzi e le sue prelibatezze culinarie. L'autrice descrive i luoghi con amore e precisione, facendoti sentire come se fossi lì con i protagonisti. E poi c'è il cibo: la cioccolata, i piatti tipici, le specialità locali... tutto contribuisce a creare un'atmosfera calda e invitante. 

La scrittura è fluida e piacevole, con tocchi di dialetto che aggiungono colore e autenticità alla storia. I personaggi sono ben delineati e si fanno voler bene, ognuno con le sue peculiarità e le sue debolezze. E il maresciallo Daverio? È il poliziotto perfetto per questo tipo di storia: serio e competente, ma anche un po' burbero e divertente. 

Un giallo classico, ma con un tocco di originalità e di humor, che ti farà sorridere e ti farà venire voglia di continuare a leggere fino all'ultima pagina. Perfetto per chi ama i gialli, la buona cucina e la vita di paese. E se sei fortunato, potresti anche scoprire il colpevole prima che lo faccia il maresciallo Daverio!  

lunedì 16 febbraio 2026

Recensione di Barbara Anderson per il blog "Les fleurs du mal"

Recensione di Barbara Anderson per il blog "Les fleurs di mal"

La bellezza dei boschi in autunno è qualcosa che conosco bene, vivendo in Irlanda, terra di smeraldo che fluttua sull’oceano con i suoi boschi immensi. Le foglie che cambiano colore, il giallo che sfuma nell’arancio, quell’odore di terra umida che ti resta addosso anche dopo essere tornata a casa. Cammino spesso nei boschi vicino casa, in silenzio. Mi piace il rumore delle foglie sotto le scarpe, quel suono secco che accompagna i pensieri. L’autunno è la mia stagione preferita. Non mi è mai sembrato una stagione che muore, ma un tempo che riflette e si prepara alla rinascita.

Quando ho iniziato questo romanzo ho sentito subito qualcosa di familiare. Quell’autunno che avvolge il paese, il passo lento, incerto ma attento, di una donna anziana che non si lascia spegnere dal tempo né dalla routine. Una donna che osserva, ascolta, registra. Che passeggia con i suoi cani, uno nel passeggino e due al guinzaglio, e che potrebbe sembrare solo una figura tenera, nostalgica, quasi ai margini della scena. E invece no. Lei è intuito, è genio, è desiderio di capire.

Mi ha colpita molto la scelta narrativa di dare centralità a due protagonisti anziani. Non come memoria nostalgica del passato, ma proprio come energia viva. Come se l’età non fosse un limite ma piuttosto uno sguardo più profondo sulle cose. L’amicizia tra questa signora e Carlo è la parte più tenera e, in certi momenti, anche la più divertente del romanzo. La loro è un’amicizia antica, fatta di complicità, rispetto, stima reciproca. Due persone che hanno attraversato la vita e le sue difficoltà, ognuna con le proprie ferite, ma con un legame saldo.

Carlo, industriale in pensione e appassionato pescatore, è lì, silenzioso e solido come un’ancora alla sua nave; lei invece è curiosa, vivace, instancabile, con quel sogno quasi segreto di scrivere un noir. Mi è piaciuto molto vedere come la loro curiosità diventi spinta narrativa. È profondamente umano non accontentarsi delle versioni ufficiali delle cose che accadono intorno a noi.

Ed è proprio qui che arriva uno degli aspetti che ho apprezzato di più: le indagini parallele. Da una parte la polizia, con le sue procedure, la raccolta delle prove. Dall’altra lei, loro, con un’indagine fatta di attenzione, osservazione, intuizione, di informazioni raccolte nei luoghi della quotidianità, tra pettegolezzi, silenzi e sospetti. Non è una gara tra il metodo ufficiale e quello ufficioso. Sono due modi diversi di cercare la verità, perché la verità non sempre si lascia afferrare solo dalle procedure; a volte si nasconde nei dettagli, apparentemente semplici e banali ma fortemente complessi.

Ma oltre a questa coppia così atipica e affiatata, che rende il ritmo del romanzo un cozy crime, il romanzo tocca anche una parte oscura e dolorosa: il tema dello sfruttamento delle ragazze, dei festini nascosti dietro facciate rispettabili, del potere che usa, sfrutta e abbandona. Questa parte mi ha fatto riflettere molto. Mi ha fatto pensare a quanto siano vulnerabili certe giovani vite, soprattutto in paesi rurali dove le opportunità sembrano poche, dove i sogni sono grandi ma le strade per raggiungerli sono strette e tortuose. Dove a volte si scende a compromessi pensando di trovare una scorciatoia, e quella scorciatoia si trasforma in una trappola. 

Recensione di Salvatore Argiolas per “Cinquanta sfumature di giallo”

Recensione di Salvatore Argiolas per “Cinquanta sfumature di giallo”




Il crime è diventato un argomento pervasivo nella nostra vita come testimoniano le tante trasmissioni televisive che vivisezionano ogni delitto o caso eclatante di cronaca nera, a partire dall'antesignano “Telefono giallo” che ha portato le indagini poliziesche in tutte le case rendendoci familiari tutti passi (anche falsi) delle inchieste condotte dagli inquirenti ufficiali.
Non stupisce allora che anche due tranquilli pensionati che vivono in Valganna, quando succede qualcosa di sensazionale come un omicidio in un posto che sembra un paradiso, Rosanna e Carlo non resistono alla tentazione di emulare i loro amati detective dei gialli cartacei.

Settantadue lei e settantotto lui, uno scricciolo tutto pepe lei, un omone grande e grosso lui. Erano amici da sempre e, anche se le loro storie di vita li avevano divisi in gioventù, avevano sempre provato una tenerezza e un'intimità più vicine all'amore che all'amicizia.”

Accomunati da un'innata curiosità e da una tenacia non comune, i due anziani investigatori dilettanti sono facilitati dall'amicizia con il maresciallo Daverio che talvolta li rimprovera, ma poi accetta ben volentieri gli indizi che Rosanna e Carlo riescono a trovare con bravura.

La Valganna è un paradiso, ma si sa che anche nell'Eden ci sono stati dei delitti e non è strano che una zona turistica sia teatro di fatti criminosi come quelli su cui indagano i due amanti dei gialli.

Quella bellissima valle era ideale per concedersi pause di relax, pescando sui laghi o camminando tra i boschi, frequentando ristoranti e trattorie con gli amici.”

Il bosco era magnifico, di un verde che cominciava a sfumare nel giallo sugli alberi, marrone con la luce che filtrava tra i rami, un silenzio rotto solo dallo scrocchiare delle foglie secche.

Nella coppia l'elemento dinamico e volitivo è Rosanna, che era stata un'insegnante di lettere e filosofia, si era sposata ed era rimasta vedova, senza figli” Carlo invece, “proprietario di una piccola industria tessile, anche lui si era sposato, ma la moglie se n'era andata subito dopo aver partorito, lasciando un neonato in braccio a un marito che si era immerso nel lavoro...”

Carlo, dopo una vita di lavoro impegnativo, era impigrito e ingrassato non poco: data la sua passione per i gialli e il cibo calzava a pennello la figura dell'armchair detective, come gli inglesi definiscono il detective in poltrona, un classico fin dai primi gialli dell'Ottocento. Anzi, ormai assomigliava a Nero Wolfe, grasso scansafatiche e ghiottone.”

I due però non si limitano a stare a casa aspettando le notizie ma si attivano con tutte le astuzie, sfruttando le amicizie, la loro capacità di leggere e interpretare le atmosfere paesane e il loro talento di analizzare i fatti o, volendo essere meno diplomatici, le loro doti di impiccioni.

domenica 15 febbraio 2026

Il figlio della tempesta” di Marco Buticchi. Recensione di Tiziana Viganò

 Il diciassettesimo libro di Marco Buticchi con le avventure di Oswald Breil e Sara Terracini è diverso dai precedenti romanzi storici che parlano di avvenimenti passati. Siamo nel pieno dell’attualità: è stato scritto nel 2024 e tratta della tragica guerra in atto tra Israele e la Palestina dopo il famigerato attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas.

Ero curiosa di leggere come Buticchi avrebbe trattato l’argomento, dato che il personaggio di Oswald Breil è stato non solo a capo del Mossad ma anche Primo Ministro di Israele. Come si sarebbe schierato lo scrittore? Come avrebbe trattato lo spinoso argomento? Una bella gatta da pelare per gli eroi di tante belle avventure!

Ma Buticchi e Oswald Breil si districano con disinvoltura ed equilibrio: se i cattivi sono i guerriglieri di Hamas, lo solo altrettanto, e di più, gli esponenti del governo israeliano: le vere vittime sono i civili massacrati dal folle progetto di pulizia etnica di Netanyahu e suoi sostenitori.

Tanto è vero che, di fronte alla strage dei palestinesi e alle follie e gli eccessi del governo israeliano Breil rifiuta e si dissocia: mette insieme la sua squadra di fedelissimi e si getta a capofitto nel salvataggio di un ingegnere elettronico, rapito nel giorno dannato con la sua famiglia e tutti gli altri ostaggi.

Azioni mozzafiato (alla James Bond!) lo portano in mezzo a pericoli mortali, rischiando la vita in prima persona, ma coadiuvato come sempre dalla sua adorata e invincibile moglie, Sara Terracini e dai suoi fedelissimi.

Il racconto della guerra in atto si intreccia, come sempre accade nei suoi libri, a un’altra storia, quella dello scienziato, fisico, ingegnere serbo-statunitense Nikola Tesla (1856 – 1943) che ha inventato e brevettato tantissimi macchinari rivoluzionari, precorrendo i tempi.

È lui Il figlio della tempesta nato di notte proprio mentre un fulmine scaricava la sua elettricità sulla terra. Senza mai prendere una laurea fu candidato due volte al premio Nobel e divenne uno degli inventori più prolifici e influenti della storia, soprattutto nel campo dell’elettricità. Registrò 280 brevetti in 26 paesi, inventò il sistema elettrico a corrente alternata, la distribuzione e il motore elettrico polifase, che ancora oggi sono il fulcro sul quale poggiano le basi del modulo propulsivo elettrico.  Leggere la sua vita è veramente interessante: chissà se è vera l’ipotesi che avesse messo a punto un’arma di distruzione talmente potente da suscitare le brame di Stati, servizi segreti e criminalità organizzata?

lunedì 9 febbraio 2026

“Ombre e misteri tra i boschi” di Tiziana Viganò. Recensione di Sebastiano di Mauro

 il nuovo giallo di Tiziana Viganò tra suspense, territorio e ironia

Recensione di Sebastiano di Mauro per WEB Lombardia - Arte, Cultura e Spettacolo in Italia

Con Ombre e misteri tra i boschi – Delitti in Valganna, in uscita il 13 gennaio 2026 per Edizioni Leucotea, Tiziana Viganò firma un giallo classico capace di coniugare intrigo, leggerezza narrativa e profondo legame con il territorio. Ambientato nella suggestiva Valganna, tra Varese e il confine svizzero, il romanzo si sviluppa in una cornice naturalistica affascinante, dove paesaggi verdi e atmosfere di provincia diventano parte integrante della storia



Protagonisti sono Rosanna e Carlo, due vivaci settantenni accomunati dalla passione per i romanzi gialli e dal sogno, mai sopito, di diventare scrittori. Il loro entusiasmo li porta a collaborare con il maresciallo dei carabinieri Daverio nella risoluzione di due delitti locali. Quella che nasce come una curiosità condivisa si trasforma presto in un coinvolgimento sempre più profondo, fino a riaprire un caso irrisolto di dodici anni prima, complesso e pericoloso, dietro al quale si cela una rete criminale di vaste proporzioni.


Quando la situazione diventa troppo rischiosa, il maresciallo ordina ai due aspiranti investigatori di fermarsi. L’indagine prosegue con il supporto di altre forze dell’ordine, ma l’esperienza vissuta segna definitivamente Rosanna e Carlo, offrendo loro idee, spunti e motivazioni per tentare l’ardua impresa di diventare scrittori di thriller e noir. Riusciranno a trasformare la realtà in letteratura?

La forza del romanzo sta anche nel suo tono equilibrato, che alterna momenti di suspense a scene di vita quotidiana: pranzi gourmet, ricette della tradizione lombarda, dialoghi vivaci, pettegolezzi di paese e gustose incursioni nel dialetto bosino. Il risultato è una narrazione scorrevole e coinvolgente, dove il mistero si intreccia con l’intrattenimento e con un ritratto autentico della provincia italiana.

Autrice milanese, Tiziana Viganò porta nel romanzo la ricchezza del suo percorso umano e professionale: laureata in Lettere Moderne, per anni redattrice e iconografa presso Garzanti Editore, ha poi approfondito gli studi in psicologia, comunicazione e medicina naturale. L’impegno nel volontariato sociale, le esperienze con ONG in Africa e nella Repubblica Dominicana e l’attività come counselor sono fonti costanti di ispirazione per le sue storie, già apprezzate in numerosi premi e concorsi letterari.

Con Ombre e misteri tra i boschi – Delitti in Valganna (150 pagine, ISBN 979-1282184069), Viganò conferma la sua capacità di rinnovare il giallo italiano, offrendo al lettore un’indagine avvincente, radicata nel territorio e arricchita da personaggi credibili e pieni di vita.

"Ombre e misteri tra i boschi" di Tiziana Viganò. Recensione di Pier Carlo Lava

foto di Claudio Zappalà
 un giallo di provincia dove il paesaggio diventa indizio

Recensione di Pier Carlo Lava per Alessandria Today Italia News Media


Ci sono storie in cui il delitto non rompe l’armonia di un luogo, ma la rivela. Ombre e misteri tra i boschi di Tiziana Viganò è un giallo che affonda le radici nella provincia, nei suoi silenzi, nei suoi riti quotidiani e nelle relazioni apparentemente innocue che, a poco a poco, mostrano crepe inquietanti. Ambientato nella Valganna, il romanzo intreccia indagine, memoria e umanità con un tono che alterna leggerezza e tensione, costruendo una narrazione dove il paesaggio non è sfondo, ma parte viva del mistero. Un libro che restituisce al giallo classico il suo valore più autentico: raccontare una comunità attraverso ciò che cerca di nascondere.

Nella idilliaca cornice della verde Valganna, tra Varese  e la   Svizzera, due vivaci settantenni, Rosanna e Carlo, appassionati di gialli e con l’aspirazione di diventare scrittori, collaborano con il maresciallo dei carabinieri Daverio alla soluzione di due delitti. Affinate le capacità, riusciranno a dare un valido contributo in un terzo caso di dodici anni prima, che si presenta molto complicato e sempre più pericoloso, tanto che il maresciallo dovrà dar loro l’ordine di fermarsi. Continuerà lui, ma non da solo, con la collaborazione di altre forze dell’ordine, perché dietro a un vecchio caso di provincia mai risolto si nasconde una rete criminale di grandissime proporzioni.

Dopo tre esperienze così intense, Rosanna e Carlo avranno idee e spunti per lanciarsi nell’ardua impresa di diventare scrittori di thriller e noir. Riusciranno i nostri eroi?

Tra paesaggi stupendi, pranzi gourmet, ricette della cucina del territorio lombardo, chiacchiere e pettegolezzi, scene di paese condite con gustose frasi in dialetto bosino, la narrazione procede con leggerezza alternata a momenti impegnativi.

Il romanzo è ambientato in Valganna, area verde e suggestiva della provincia di Varese, al confine tra Lombardia e Svizzera. Un territorio ricco di natura, tradizioni e vita di paese che diventa elemento narrativo centrale nella costruzione del mistero. 

Ombre e misteri tra i boschi, pubblicato da Edizioni Leucotea, valorizza il giallo ambientato nei luoghi reali, confermando l’attenzione di Alessandria today per la narrativa che intreccia territorio, identità e racconto letterario contemporaneo.

Un giallo classico che unisce l’intrigo e la suspense del genere all’intrattenimento piacevole.

sabato 13 dicembre 2025

“Virus: Nemico Invisibile" di Marcella Nardi. Recensione di Giancarlo Bosini

 


Cosa può spingere a riportare in vita un virus scomparso da quasi un secolo?

Molte possono essere le motivazioni, dall’interesse scientifico al desiderio di passare alla storia, dai deliri di potere alle trame politiche. Queste, ma non solo, le cause che danno vita ad una storia molto suggestiva, una storia di fantasia che però si adatta alle spesso perverse logiche che governano il mondo.

Alcuni decenni dopo la fine dell’epidemia di Spagnola, un virologo si dedica allo studio del terribile virus che causò cinquanta milioni di vittime, ignaro del fatto che il suo lavoro, negli anni Duemila, rischierà di scatenare una nuova pandemia a causa di un imprevisto durante esperimenti illegali; il virus sfugge al controllo, si diffonde così un nemico invisibile che può uccidere nel giro di poche ore.

Una giovane virologa, assieme ad un esperto di fama internazionale, si lancia in una lotta contro il tempo per scongiurare un'epidemia di portata mondiale, cercando anche di scoprire i possibili retroscena che hanno portato a una situazione oramai sfuggita di mano, però qualcosa non torna, qualcosa che ha tutta l’aria di essere un allucinante complotto.

Emerge una storia legata a giochi di potere, una miscela ben congegnata d’interessi politici, corruzione e denaro che rapisce sin dalle prime pagine, in cui il ritmo della narrazione e la suspense lasciano il lettore col fiato sospeso fino al colpo di scena finale.

Un thriller avvincente dove non manca nemmeno l’amore; un libro che nulla ha da invidiare alle intriganti trame di Michael Crichton, un libro che da soddisfazione e che quando lo finisci ti accorgi che qualcosa ti viene a mancare. 

VIRUS: NEMICO INVISIBILE

Pagine: 284 pagine

Editore: Independently published (5 ottobre 2021)

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“1940-1945 Fango neve sabbia” di Rosella Orsenigo. Recensione di Tiziana Viganò

 Mai come oggi, in un mondo percorso da fuochi di guerra e voglia di violenza e sopraffazione, un libro come questo è prezioso ed emozionante. La testimonianza di chi la guerra l’ha fatta per davvero, le sofferenze patite, il senso del dovere, l’umanità e la solidarietà, tanti valori che sembrano dimenticati sono temi che ci obbligano a riflettere sul futuro che vogliamo costruire. A qualunque età.

Rosella Orsenigo, storica d’eccellenza, ha pazientemente raccolto per anni epistolari, documenti e tre diari di soldati della seconda guerra mondiale che hanno sentito il bisogno di rendere perenne la loro esperienza e tramandarla, non solo ai famigliari, ma anche ai posteri. Ogni parola che leggerete in queste pagine è la realtà di gente comune, ragazzi e uomini mandati allo sbaraglio in condizioni che oggi non sembrano possibili. Oggi la guerra è tecnologica, le attrezzature moderne, i soldati, sembra assurdo ma non è, hanno vestiti adatti, armi che funzionano, cibo. Durante la seconda guerra mondiale non era così, i soldati morivano di fame di sete, di freddo di malattie, oltre che di bombe e proiettili.

Tra questi c’era anche mio padre, Mario Viganò, che ha combattuto su tanti fronti, dal primo all’ultimo giorno di guerra, finendo con la ritirata di Russia, un massacro da cui è scampato per miracolo. Ha ordinato i suoi ricordi in un diario che Rosella Orsenigo ha riportato nei particolari minuziosi, così come ha fatto con Giamprimo Orsenigo, Amerigo e Luigi Giorgetti, Luigi Colombo, Carlo Luciani e tanti altri.


Riporto il finale del libro (pagine 386-388), che ho scritto dopo la lettura:

Ho letto il diario di mio padre, Mario Viganò, in tre momenti della vita: da ragazza, da adulta e pochi anni fa. Ho provato emozioni differenti, come è giusto, vivendo una diversa consapevolezza legata alle esperienze che man mano cambiano e trasformano. Mi ha insegnato molto la storia della mia famiglia prima che nascessi,nel 1952, dopo che mio padre aveva trascorso così tante vicende e vissuto così intensamente in poco più di trent’anni.

Ricordo che da ragazza, ascoltandolo ricordare gli episodi, le persone incontrate, gli amici e i commilitoni, rimanessi stupita che riuscisse a velare di nostalgia e perfino di ottimismo eventi che io trovavo orrendi, fatali, violenti, fino a denigrarli. Col tempo ho capito che quell’atteggiamento positivo, quel trovare il lato buono anche nelle cose peggiori della vita, quel reagire con resilienza, flessibilità e adattamento era un fondamento del suo carattere e col passare degli anni mi sono resa conto di averlo ereditato, per mia fortuna.

Non riuscivo invece ad accettare che avesse potuto combattere con l’esercito di un dittatore, obbedendo agli ordini: lo accusavo di doverismo. Certo, per lui l’etica del dovere e del lavoro è sempre stata presente, ma non come eccesso, come valore di vita. E ho capito quanto, guardando il caos degli anni Sessanta e Settanta in cui ero coinvolta, fosse indignato per la mancanza di quell’ordine che gli era stato inculcato fin da piccolo.

Come tutti quelli della mia generazione ho goduto di un periodo di pace e prosperità, dove tutto sembrava possibile e gli obiettivi relativamente facili da raggiungere. Un tempo in cui è difficile comprendere come gli eventi dolorosi e tragici della guerra abbiano potuto rendere straordinarie le vite di tanti uomini e donne che altrimenti sarebbero rimaste nell’oscurità del quotidiano.

Tutti i documenti raccolti con passione da Rossella Orsenigo in questo libro raccontano la vita di persone come mio padre, quelle persone normali che fanno la Storia, non la Grande Storia su cui si fonda la maggior parte dei libri e dei manuali, quella dei capi di Stato e dei generali, dei vincitori, degli ideologi di ogni parte politica. È la Storia dei popoli che in parte la subiscono, in parte si ribellano, ma che agiscono e costruiscono la vita, nel bene e nel male, sono le vicende di persone comuni spesso travolte dal destino in un mondo in continuo cambiamento.

Non “i vinti” di verghiana memoria, ma coloro che lottano per la vita e per i valori in cui credono, a volte sconfitti, a volte vittoriosi.

sabato 6 dicembre 2025

“A scuola di famiglia, tra Milano e il Varesotto” di Ugo Marelli. Recensione di Tiziana Viganò

Tanti ricordi, brevi flash dalla magia della memoria che Ugo Marelli ha raccolto man mano gli tornavano alla mente. Non quindi la classica autobiografia in ordine cronologico, ma un caleidoscopio di colori e di argomenti che hanno l’attitudine positiva verso la vita, anche nei momenti di difficoltà.

Non è così frequente leggere un libro di memoires che induce ottimismo e spesso allegria, per cui è un vero regalo che l’autore ha scritto.

Storie di una famiglia normale - papà panettiere, la mamma sarta, Ugo che diventerà professore - che si sposta tra città e paesi della Lombardia, da Venegono Superiore a Milano alla ricerca di lavoro, o di studio, le avventure nella grande città nebbiosa, ma il legame con le tradizioni, con i piatti del territorio, col dialetto e con le piccole cose di un tempo che fu.

La famiglia numerosa e gli incontri con Peppino Meazza, il maestro Pederzoli e gli altri insegnanti, la tabaccaia ma anche la moglie del Presidente Gronchi, Valerio Massimo Manfredi, Giorgio Faletti: gli aneddoti sono tantissimi, è impossibile parlarne ora, ma consiglio la lettura di questo prezioso libro, venato dalla nostalgia di Ugo Marelli per ciò che è passato e resta per sempre nel suo cuore e nella sua mente, anche come insegnamenti di vita.

venerdì 5 dicembre 2025

“Mandorla amara” di Cristina Cassar Scalia. Recensione di Tiziana Viganò

Giunta al decimo libro della storia di Vanina Guarrasi, Cristina Cassar Scalia è balzata subito al primo posto delle classifiche di vendita (fine novembre 2025), battendo perfino Donato Carrisi e Antonio Manzini.


I personaggi sono sempre molto attraenti e ormai noi lettori ci siamo affezionati alle loro storie di vita.Dal punto di vista professionale Vanina è una vincente, la sua squadra è molto affidabile, il contributo di Biagio Patanè, il vecchio commissario in pensione che è il suo consulente più prezioso, ora può avere solo un contatto telefonico, dato che, dopo l’infarto della moglie, i due sono confinati negli ospedali di Palermo.Vanina è una vera sbirra, energica e determinata, non è la donna che deve farsi valere in un mondo maschilista, bastano le sue capacità e la sua grinta.Fin dal primo romanzo è alle prese con i suoi problemi sentimentali: Paolo Malfitano è l’amore combattuto, un continuo inseguimento dell’uno dietro l’altra e viceversa. Invece il rapporto con la famiglia si rasserena col tempo, soprattutto con la figura paterna di Federico, il secondo marito di sua madre. In questo romanzo l’amicizia ha un ruolo fondamentale, direi che ormai le storie si intrecciano in una piacevole coralità.

C’è un misto di modernità e tradizione nella Sicilia di questi romanzi, dal dialetto ai luoghi. Qui abbiamo un cambio di luoghi, dalle grandi città all’isola di Salina, descritta nelle sue meraviglie. 

martedì 25 novembre 2025

“Nei luoghi più oscuri” di Carlo Lucarelli. Recensione di Tiziana Viganò


Inganni, tradimenti, orrore, omicidi: Carlo Lucarelli ha raccolto undici racconti noir sparsi nel tempo, che indagano l’oscurità, quella dei luoghi e quella della mente umana. Il male che ci spaventa è vicino, nascosto nella realtà di tutti i giorni, nelle persone che frequentiamo, anche quelle che sembrano amiche o innocue.

La rapidità del racconto fotografa aspetti del reale, sintetizza, colpisce in modo efficace e immediato, senza addentrarsi, ma lasciando in sospeso il lettore con domande cui non risponde: ecco la suspense di cui Lucarelli è maestro, con la sua narrazione asciutta e limpida, dal ritmo veloce, immediata nelle immagini intense, nelle scenografie oscure. Personaggi e situazioni sono sempre intriganti, sorprendono e attraggono irresistibilmente il lettore.

-1980. Un giudice giovanissima, soprannominata “la Bambina” mette le mani su fondi neri dei servizi segreti deviati, aiutata da un gruppo di delinquenti “buoni”: ma è solo un bastone tra le ruote di chi vuole sovvertire la democrazia. Scoppia la bomba alla stazione di Bologna.

-Un uomo ha l’aspetto di un orsacchiotto di peluche: sembra innocuo, in realtà è un assassino.

-Una donna, un tatuaggio a forma di stella, affari illeciti, cinque suicidi: cosa c’è dietro quella serie? Chi e cos’è l’arma letale che ha compiuto la strage? Grazia Negro indaga, ma è incinta: ne vale la pena?

sabato 15 novembre 2025

“Una storia sbagliata” di Giancarlo De Cataldo. Recensione di Tiziana Viganò


Nel 1974 a Roma le uniche droghe circolanti sono l'hashish e la cocaina. Nessuno aveva mai visto un morto per overdose di eroina: perfino il sostituto procuratore Agnello è incerto se aprire il caso, mentre ha dei sospetti il vice commissario della squadra mobile Paco Durante, che aveva avuto una relazione con la ragazza morta.

L'eroina era diventata di moda in America e in Inghilterra, simbolo di controcultura, ma ora la morte di Lucia puntava il dito su una terribile novità: questa droga era arrivata anche a Roma e in Italia. Addirittura gli spacciatori regalavano alcune dosi ai tossici della città, disperati perché qualcuno interessato aveva fatto sparire il fumo abituale. L’eroina, oltre ad essere molto più letale, aveva un basso prezzo - 8/10.000 lire a dose -. L'obiettivo? Intossicare i giovani, una vera manovra di marketing a vantaggio della mala e delle organizzazioni criminali. Negli anni successivi dilagherà ovunque, seminando morte, nonostante alcune leggi varate troppo tardi per fermare il fenomeno.

Jay Dark, un americano, agli inquirenti appare subito come un tipo sospetto - in verità scopriranno che ha fatto fortuna come il più grande spacciatore di LSD del mondo occidentale -. Paco Durante si rende conto che l’americano è intrallazzato con i servizi segreti e capisce di essersi infilato in una storia pericolosa che richiederebbe molta prudenza: ma lui vuole scoprire la verità, ha ideali democratici e vorrebbe che venisse alla luce il sistema marcio del potere in Italia.

Un generale dei servizi segreti anni prima era stato ucciso, ma la morte ritenuta suicidio, e il suo archivio era sparito; un architetto immobiliarista, che fa parte di un servizio segreto trasversale dall'obiettivo anticomunista, trama e tira le fila di malaffare e di misteri sepolti; riappare Jay Dark e viene arrestato; Mariangela, vedova del generale è la gola profonda del procuratore Agnello.

Gli anni di piombo, cominciati con la strage di piazza Fontana nel 1969, avevano portano in Italia il terrorismo nero e rosso, cui si erano aggiunte le organizzazioni eversive, i servizi segreti deviati e organismi internazionali volti a destabilizzare l’Italia. Nel 1976 a Roma e in tutta Italia l'atmosfera era rovente: rapine per finanziare il terrorismo, attentati contro le redazione dei quotidiani e contro obiettivi precisi, omicidi, stragi. Una violenza senza fine.