domenica 22 dicembre 2019

“La casa delle voci” di Donato Carrisi. Recensione di Tiziana Viganò

niente sangue, niente delitti: la violenza psicologica fa molto male,è dolorosamente senza fine, fa paura come la violenza fisica.

Recensione di Tiziana Viganò già pubblicata sul portale MilanoNera

Non scorre sangue in questo nuovo, eccellente lavoro di Donato Carrisi.
Il maestro del thriller esplora con la consueta abilità i misteri della mente umana, e non c’è niente di più complesso, multiforme, difficile da penetrare ed esplorare. L’ipnosi è uno degli strumenti che si possono usare per far emergere i ricordi sepolti nell’inconscio, e il protagonista, il dottor Pietro Gerber, è uno psicologo infantile noto per essere un addormentatore di bambini, un ipnotista famoso a Firenze.

Fin dalle prime pagine (righe!) Carrisi catapulta in un mondo dove si incontrano memorie e immaginazione che sfiorano il soprannaturale, quella mescolanza di realtà, gioco e fantasia tipica della psiche infantile, dove i confini sono labili. A volte i bambini creano falsi ricordi che agli adulti paiono menzogne, ma per i piccoli sono esperienze reali: hanno una fantasia senza freni che può far sembrare vero e credibile quello che non lo è. Ma putroppo

“nessuno vuole veramente ascoltare ciò che hanno da dire i bambini”

per capire ciò che vogliono o non vogliono, per svelare verità non immediatamente comprensibili.
O per capire le violenze che subiscono sotto l’apparenza dell’amore parentale.

Entrano in scena una bambina di dieci anni che ha nomi da principessa, Emilian, il bambino spettro, e Hanna Hall, una donna di trent’anni, affetta da amnesia selettiva, mandata in Italia da una psicologa australiana, alla ricerca di luoghi e riminiscenze che plachino il terrore di essere stata l’assassina del fratellino Ado. Un buco nero nei suoi ricordi, che riemergerà solo con l’ipnosi, perché per sopravvivere a un trauma è necessario negarlo, come meccanismo di difesa.
Pietro si trova coinvolto nella terapia con questa donna-bambina, al punto da esserne ossessionato e da trovare un legame tra la sua storia personale e quella di Hanna. Strane cose gli accadono: sono i suoi demoni, sono fantasmi, oppure è Hanna che vuole condurlo in un passato che anche per lui è disturbante? Sarà Pietro ad aiutare Hanna o sarà lei ad aiutare Pietro? La donna sta forse recitando una parte? Sicuramente Pietro dovrà guardare i propri demoni e sciogliere i nodi che lo legano alla donna per riuscire a tornare come prima.

“Per un bambino la famiglia è il posto più sicuro della terra. Oppure il più pericoloso”.

I crimini in questo libro non sono i soliti omicidi, ma sono altrettanto dolorosi e forse più sconvolgenti, sono crimini psicologici commessi su bambini molto piccoli. Esseri indifesi che hanno come unico riferimento i genitori che li hanno messi al mondo o comunque gli adulti che li allevano: sono in loro totale potere, in uno stato di sottomissione. Se per lo più è vero amore, molte volte prende le sembianze del malamore, frutto di devianza e disturbo psichico.

I capitoli si alternano: quelli che narrano le vicende di Pietro e gli altri, in prima persona, della vita di Hanna che emerge sotto ipnosi. L’attenzione del lettore si tende e rilascia come trascinata da un elastico: l’ipnosi coinvolge anche noi, possono affiorare anche paure di un passato lontano nel tempo, angosce comuni a tutti i bambini.
“La casa delle voci” (2019, Longanesi) è un libro che apre la mente di chi legge a un mondo conosciuto di solito a chi s’intende di psicologia e psichiatria, ma con l’abilità consumata dello scrittore che riesce a catturare e inchiodare alle pagine con una suspense e un intreccio che tolgono il fiato.
Un libro straordinario, di uno scrittore di thriller difficilmente eguagliabile nel campo dell’indagine criminologica.  

altre recensioni su Donato Carrisi su questo blog


Nessun commento:

Posta un commento