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domenica 5 marzo 2017

Tiziana Viganò, Come le donne nella prosa poetica di Ilaria Biondi

Una poetessa incontra una scrittrice: un connubio d'armonie diverse per una stessa meta. Ilaria Biondi scrive poesie di grande valore.Meraviglioso il suo modo di tradurre in prosa poetica i libri che legge: con le sue immagini intensamente evocative provoca forti emozioni, amplifica le sensazioni tanto che sembra di entrare profondamente nei personaggi e di viverli con il corpo e con la mente. Qui la sua interpretazione di  "Come le donne" di Tiziana Viganò.

Mani che serrano la lana ruvida di memorie scoscese e abissi ansimanti.
Storie di anime che si appigliano a carezze disfatte, illusioni trafitte, 
giorni corrosi, dolori scarni.
Anime usate e abusate.
Anime umiliate.
Anime logorate.
Anime disprezzate.
Anime calpestate.
Anime ingannate.
Anime indebolite.
Anime fiaccate.
Anime tradite.
Anime svuotate.
Anime intrappolate.
Anime rannicchiate.
Prigioni antiche e appiccicose inghiottono cuori nudi e disperati, 
che urlano un sogno di libertà.
Prigioni nuove che depongono, invisibili, polvere di lacrime stanche su sorrisi caduti. 
Rilucono le stanze, mentre le dita colgono lunghe tenebre.
Le mani serrano la lana morbida di respiri profumati, 
che si affidano – saldi – a un abbraccio e a una voce.
Al canto segreto della forza interiore.
Al fermento gioioso di un ventre che non conosce più la paura.
Al vento selvaggio che divampa nelle vene.
Alla vertigine sacra dell’eterno fluire.

giovedì 15 dicembre 2016

"Bellissima, di pelle nera": racconto di Tiziana Viganò tratto da "Come le donne"

incipit di un racconto della raccolta "Come le donne", 12 racconti ispirati da storie vere di donne simbolo di una condizione femminile contemporanea.

Questa donna nigeriana ha un passato molto duro e sofferto, ma come tutte le altre protagoniste del libro, troverà il modo di superare le difficoltà ricostruendosi una vita migliore. Altri racconti trattano figure ben diverse, donne italiane oppure straniere, ma tutte accomunate da una grande voglia di vivere e di rivivere.



Tutti mi dicono che sono bellissima, non solo gli uomini, anche le donne. Sono bellissima, ma ho la pelle nera e un passato durissimo che mi grava sulle spalle come un macigno.
Non è facile essere donna, bella, giovane e con la pelle nera: ognuno di questi attributi costituisce una difficoltà in più alla già difficile condizione femminile. Così abbiamo bisogno di tanta forza per trovare un nostro spazio nel mondo, per essere noi stesse, per superare i mille ostacoli della vita. Le più fortunate riescono a trovare un compagno di viaggio che cammini vicino, mano nella mano, con amore e rispetto. Ma quante devono nascondersi nell'ombra dell'uomo che hanno scelto o che è stato imposto per tradizione, qualche passo indietro, spesso chiuse in un velo reale o metaforico, fatto di umiliazioni, di sottomissione e di abusi. Noi donne africane abbiamo storie così, quasi sempre: e penso che sia importante raccontarle,  e condividerle per trovare aiuto e sostegno, ma anche e soprattutto comprensione.

Sono nata trentacinque anni fa in una tribù di pastori seminomadi che viveva nella savana della Nigeria: nel corso degli anni è stata raggiunta da una pista di terra battuta e da un gruppo di preti e suore italiani che prima hanno fondato la chiesa e la missione, poi una scuoletta e un dispensario medico. Così la popolazione ha cominciato a fermarsi, a costruire tukul, a organizzare un mercato, a inventarsi attività  nuove, e lo stile di vita è cambiato.

giovedì 1 dicembre 2016

Come le donne: booktrailer



Trentatré fotografie evocative di stati d'animo delle donne descritte e narrate in questi dodici racconti: le illustrazioni integrano le parole con nuove emozioni. Le "mie donne", che mi hanno raccontato la loro storia, sono vittoriose sulle avversità della vita, non si lasciano abbattere perché accedono alle loro capacità, alle loro risorse, al rispetto di sé, con una forza vitale che a volte pare incredibile, risorgono dalle ceneri e ricreano una nuova vita. Un libro tutto positivo, che dà speranza e fiducia nel futuro.

Come le donne di Tiziana Viganò 
2016, PMEdizioni
racconti, pag 138

domenica 30 ottobre 2016

Presentazioni di "Sinfonia nera" e "Come le donne" a RadiopuntoAltomilanese

 La mitica Stefania Romito mi ha dato spazio nella sua trasmissione per presentare i miei libri: puntate molto interessanti da ascoltare cliccando sul link

RADIO PUNTO  FM 88,15 - Puntata del 16 ottobre 2016 (18 ottobre WEB RADIO NETWORK)
tutta la puntata è interessantissima! il mio intervento su "Come le donne" va da 31,30 a 37.50


RADIO PUNTO FM 88,15 - Puntata del 23 Ottobre 2016 (WEB RADIO NETWORK 25 Ottobre 2016)
https://www.youtube.com/watch?v=TDT72R7wZpQ&feature=youtu.be
tutta la puntata è interessantissima! il mio intervento su "Sinfonia nera" va da 25.32 a 30.50

venerdì 21 ottobre 2016

"Come le donne", di Tiziana Viganò (2016) PMedizioni: incipit

Ripubblicata da PMedizioni la raccolta di racconti "Come le donne",llustrata magnificamente  con 33 foto evocative che raccontano per immagini il contenuto delle "storie vere di donne vere".
Foto di Chiara Chizzini

Introduzione

Storie di donne vere che riescono a superare ostacoli e drammi con una forza e un coraggio spesso incredibili: storie di donne che silenziosamente, senza uscire sulla ribalta, perseguono i loro sogni e prendono in mano la loro vita, con impegno e passione, accettando i fallimenti, superando dolori, curando le cicatrici, sfidando il destino. Storie di donne che hanno saputo risorgere dalle loro ceneri, rinascendo a una nuova vita e guardando al futuro per costruirlo nuovamente. Storie di donne che sono dentro di me.

            Dancing in the night (foto di Chiara Chizzini)
Volti diversi, storie ascoltate, donne conosciute nella vita disegnano nella mia mente un fluire di immagini che a volte per un momento si concentrano in un flash, una foto, un mosaico.
Parlano ridono piangono soffrono vivono mentre narrano le loro storie, che fanno parte di un ciclo cosmico come nelle mitologie: perché la vita è così.




              In bianco (foto di Chiara Chizzini)
Sono racconti di vita vissuta, ma non si potrà sapere dove comincia la fantasia e dove finisce la realtà, che si mescolano in un continuo divenire; l’immaginazione dell’Io Narrante stende un velo che nasconde l’intimità e difende la riservatezza della protagonista.
Alcune immagini risaltano sulle altre, nuove e diverse si avvicinano e si sovrappongono: la creazione arricchisce la realtà di dati che completano il quadro e definiscono un personaggio fino a farlo sentire col cuore, vedere con la mente, ascoltare con lo spirito.

I modelli culturali hanno radici così profonde che continuano a sopravvivere anche quando la pianta è tagliata: quando le donne cercano di entrare in aree tradizionalmente riservate ai maschi si sentono intruse, indesiderate e spesso diventano oggetto di ostruzionismo o peggio.
I talenti spesso sono nascosti, il merito non premiato, ma le donne più audaci ricominciano sempre dopo le difficoltà entrando in contatto con se stesse, comprendendo luci e ombre, risorse e limiti per migliorare.

Nascondi l'anima... (foto di Chiara Chizzini)
Angelo o demone, santa o puttana, oggetto di desiderio e forza vitale che fa paura: la donna deve lottare per uscire da un ruolo di vittima perché questa è la via che porta ad esserlo davvero, oggetto di violenza fisica, psicologica, economica.
Deve per prima credere in se stessa e nel suo valore per poter essere creduta.

Le protagoniste di queste storie sono pensate e ricreate per farle assurgere a simbolo di qualcosa che è la vita vera delle donne: soprattutto la lettrice potrà riconoscere se stessa e chi conosce, nella serenità e nell’angoscia, nelle difficoltà, negli ostacoli che sembrano insormontabili ma che possono essere superati, nella dolcezza e nella violenza, nella lealtà e nell’inganno, nell’indifferenza e nella solidarietà, nella serietà  e  nell’ironia.
Per chi, fortunatamente, vive una vita protetta, serena e senza scosse, sarà l’occasione per imparare a mettersi in rapporto con persone diverse da sé, a vedere il mondo con gli occhi degli altri.

        Tango col casqué 
(foto di Chiara Chizzini)
             Difficile equilibrio 
             (foto di Chiara Chizzini)
Per tutti, anche per gli uomini, questi simboli saranno un attimo di riflessione sulle donne e sulla vita.


Multiforme come le donne, multiforme come la vita. 












Anche la seconda edizione del libro cartaceo è esaurita, ma è disponibile l'ebook sugli store online

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venerdì 17 giugno 2016

La forza di rinascere sempre: "Come le donne" nella recensione di Mirella Morelli


recensione di Mirella Morelli

Storie al femminile, anzi storie di vita vissuta, come avverte la scrittrice. Storie individuali ma, io aggiungerei, universali.

Ho difficoltà a raccontare questo libro, una difficoltà reverenziale: è talmente completo che qualsiasi parola a commento non aggiungerebbe nulla alla personale lettura.

Ancora: è talmente esaustivo che, giunti all’ultima riga, si tira un respiro profondo e all’improvviso si ha l’impressione di conoscere la Donna, e tutte le donne insieme. E sì che le donne di cui Tiziana Viganò ci racconta sono diverse per estrazione sociale, per cultura, per età, per provenienza geografica…
Allora non vi parlerò di stile, prosa, scorrevolezza e bravura; proverò a raccontare le mie emozioni di lettrice e, in maniera fortemente personale, a dirvi cosa ho amato di questo libro.
Ve lo voglio raccontare da donna a donna…

lunedì 2 maggio 2016

Paola Casadei: recensione per "Come le donne"


recensione di Paola Casadei pubblicata su

Il libro di Tiziana Viganò racconta le storie di dodici donne, ritratti simbolici della condizione della donna di oggi. Si tratta chiaramente di racconti veri; mi è piaciuto molto il fatto che sono raccontati in prima persona. Si tratta di donne che hanno sofferto ma in qualche modo decidono di reagire, di riprendere la propria vita in mano invece che subire in modo passivo il dolore che per un motivo o per un altro si sono trovate addosso. Non esiste una bacchetta magica, ognuna di noi deve cercare una propria strada. E loro lo fanno. Con speranza e coraggio. Determinate, contro-corrente. Dodici donne diverse, unite da una forza d’animo che permette loro di reagire, di scegliere, di agire e non lasciarsi agire.
Giustamente si percepisce l’orgoglio di avercela fatta, a cambiare un po’ le cose. I miei preferiti, che mi hanno fatto indignare o riflettere di più sono tre : Galline,  Bellissima, di pelle nera, La sposa in attesa.
I racconti sono descritti in maniera semplice e molto diretta, senza girare troppo intorno ai problemi, ma mettendoli sul banco così come sono. Nel complesso si tratta di una lettura fluida e di uno stile lineare, con un ottimo ritmo dei racconti, che consiglio soprattutto alle donne. Profondo, intelligente, ben scritto.

domenica 20 marzo 2016

Voltare pagina e vedere un nuovo orizzonte. Nuova recensione di Rosaria Andrisani a "Come le donne"

recensione di Rosaria Andrisani

Parlare di donne non è facile; sensibilità, decisione, forza d’animo sono le caratteristiche necessarie per riuscire a disegnare il mondo femminile e i suoi contorni, spesso indefiniti e labili, ma solo in apparenza. Perché l’essere donna è un vero e proprio impegno, nei confronti della vita e delle situazioni difficili, delle circostanze che rispecchiano una realtà in cui la certezza è qualcosa da trovare nel proprio
animo.
Tiziana Viganò, nel suo libro “Come le donne”  ci presenta dodici donne, il loro coraggio nel sostenere un’idea, nell’affrontare il dolore e la paura, nell’esternare i sentimenti puri e sinceri di un vissuto che parla di libertà interiore e voglia di affrontare la vita di ogni giorno con occhi di speranza. Accettare un ruolo non sempre adatto a se stesse, che pone ai margini la voglia di riuscire, il naturale desiderio d' intraprendenza, ha delineato un vissuto complesso che rende la donna eroina della propria vita. La forza d’animo femminile è ben raccontata dall'autrice, che spiega come, nonostante le difficoltà, ci si rialza e si guarda avanti, senza temere nulla, conoscendo profondamente la propria interiorità che per natura porta alla luce il segno della rinascita.

domenica 13 marzo 2016

Nuova recensione di Chiara Pesenti per "Come le donne" di Tiziana Viganò

recensione di Chiara Pesenti


Ho avuto modo di incontrare alcune volte Tiziana Viganò, l'autrice di “Come le donne”, 2016, PMEdizioni, e l'immagine che mi sono fatta di lei è quella di una donna volitiva e sicura di sé, consapevole e determinata nel portare avanti le battaglie in cui crede.


Tra queste, sicuramente, quella perché i diritti delle donne in tutto il mondo vengano riconosciuti e rispettati, a cominciare proprio dalle donne stesse, spesso incapaci di accorgersi del proprio valore.
Nelle dodici storie narrate nel libro c'è un filo rosso che, come la sciarpa di lana mohair del primo racconto, unisce le vite delle protagoniste: il riscatto da un'esistenza grigia, vuota e mai veramente scelta, anche quando lo sfondo su cui viene proiettata sembra “un nido di piume morbide e calde”, ma è, in realtà, una gabbia dorata.
Le dodici  protagoniste, per vie diverse, giungono a una sorta di catarsi e di liberazione che le affranca da una schiavitù spesso solo psicologica, anche se il prezzo da pagare è quasi sempre la solitudine. In questo libro gli uomini sono, tranne in un caso, l'ostacolo, il carceriere, l'inciampo che impedisce il volo verso la scoperta di sé delle protagoniste, accomunate, invece, da una grande forza d'animo, da un coraggio non comune, che permette loro di lottare contro tradizioni, consuetudini e pregiudizi enormemente più grandi di loro.
Lo stile di Tiziana, piano, lineare e senza inutili involuzioni, scorre veloce tra le dodici storie, portando il lettore ai quattro angoli del mondo in poche ore, senza fretta, ma con un ritmo ben scandito, e la sua voce fa capolino in ognuna di esse, nell'orgoglio delle protagoniste di avercela fatta e di essere, finalmente, sé stesse.

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lunedì 15 febbraio 2016

.Nuova recensione di Lina Mazzotti per "Come le donne" PMEdizioni

recensione di Lina Mazzotti per
Cultura al femminile
https://letteraturalfemminile.wordpress.com/2016/02/08/come-
le-donne-di-tiziana-vigano-recensione-di-lina-mazzotti/

In questo libro incontriamo dodici donne che non hanno perso il loro punto di vista sul mondo e su se stesse e non sono rimaste stritolate nei dolori, nella paura o nel ricatto emotivo.
Hanno avuto la forza di fermarsi in tempo nelle situazioni difficili per non subire, riconoscendo gli abusi e i disagi con la giusta percezione della sofferenza, agendo con speranza.
Non hanno minimizzato o banalizzato per non essere indotte a tacere, combattendo contro il senso di solitudine che porta inevitabilmente alla perdita di autostima e dei propri confini. Niente sotterfugi, ma certezza che non è solo l'altro il detentore della verità e riacquistando così il potere sulla propria vita.
Un mondo femminile con capacità di medicare ferite, alimentare sogni e con la forza di realizzare progetti ma anche di chiedere aiuto o di scappare dalle pericolosità fisiche e manipolazioni psicologiche.
Donne che affrontano l'esistenza mediante l'interiorità complessa ma con coraggio, insieme alla forza di rinascita che ha in sè la capacità di autoprotezione, vera essenza femminile che nutre e rigenera.
Attraverso le crisi c'è l'opportunità di cambiamento per arrivare alla consapevolezza e all'orientamento al bene, perchè nessun problema è una sconfitta definitiva.

giovedì 23 luglio 2015

Nuova recensione a "Come le Donne": Emma Fenu per Tiziana Viganò

recensione di Emma Fenu

Pubblicato in
  
Con un uomo da aspettare, a proteggere le assenze e le presenze, dipanando fili infiniti in cui intrecciare storie universali. Come le donne, eterne e sempre nuove figlie di Penelope, che la guerra la combattono senza far sfolgorare le armi, ma nelle tenebre e nel silenzio.
Con bambini da crescere, trascinandosi in un deserto di abbandoni, anelando la sorgente di un futuro migliore in una terra da guadagnare. Come le donne, eterne e sempre nuove figlie di Agar, nate in paesi lontani e capaci di divenire madri e matriarche.
Con il peso dell’inganno e la lama del dolore, in precario equilibrio sull’orlo di un precipizio, dove l’amore è nebbia e gelo. Come le donne, eterne e sempre nuove figlie di Didone, sedotte e abbandonate ma, diversamente dalla principessa del mito, capaci di sopravvivere.
Con le membra sfinite, i ricordi svuotati, il cuore esangue, ma desiderose di non arrendersi e di sperare.Come le donne, eterne e sempre nuove figlie dell’Araba Fenice, che dalle ceneri rinasce in novella forma, spiegando le ali un tempo strappate.
“Come le donne” è una silloge composta da dodici racconti, scritta in modo fluente e curato, che si snoda attraverso un alternarsi di voci femminili: all’apparenza paiono figure molto diverse per estrazione sociale e condizione culturale, ma, in realtà, sono tutte accomunate dall’essere figlie dello stesso tempo, degli stessi pregiudizi e stereotipi, eppur madri di un futuro tutto da plasmare, come argilla fra le mani di un Demiurgo.

"Come le donne" 2016 PMEdizioni
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martedì 26 agosto 2014

Recensione di Giovanna Rotondo a "Come le donne" di Tiziana Viganò

di Giovanna Rotondo

Un invisibile filo rosso lega le donne, descritte da Tiziana Viganò, a tutte le donne senza nome che trovano il coraggio di lottare per ricominciare a vivere, dopo anni di violenze fisiche e psicologiche. Donne schiave delle religioni o di convenzioni sociali a cui gli stessi uomini si piegano, spesso senza averne coscienza. Donne inespresse, travolte da un esistenza senza ruolo, che non sopportando più di essere considerate alla stregua di un mobile di casa o un’appendice della cucina, combattono la depressione, cercano l’indipendenza economica, imparano a chiedere aiuto per non soccombere. Non vogliono essere vittime, non vogliono vivere da vittime. Si ribellano: “Come un serpente che a primavera esce dalla sua vecchia pelle e si rinnova, anche loro escono dalla vecchia pelle e rinascono”,

lunedì 21 aprile 2014

“Come le donne” : gli argomenti, i testi, riflessioni

In questa sequenza di
foto l'attrice Gaia Baggio
interpreta il
significato di questo libro
di Tiziana Viganò

I dodici racconti di questo libro presentano personaggi reali, che mi hanno raccontato la loro storia: io l’ho trasformata e scritta velandola per assicurare la loro intimità. Ho scelto queste donne perché sono simboli di una condizione femminile attuale e sfilano attraverso le pagine verso un finale  che è una meta comune; dopo aver raccontato le loro esperienze, molto diverse tra loro, arrivano a una comune consapevolezza che le ha portate a uscire dalle difficoltà.
Il tema centrale del libro è proprio il viaggio alla ricerca di sè.

<< C’ è un filo rosso che lega idealmente tra loro tutte le donne del mondo. L’anima femminile vive  un mondo di valori affettivi ed emotivi che la rende fragile, scoperta, come una pelle nuda, bianca e delicata esposta alle intemperie.  Nella realtà una donna può essere forte, determinata, competitiva, ricerca le pari opportunità, lotta per trovare un suo posto nel mondo, afferma con energia la sua intelligenza il  suo coraggio e le  sue capacità.Ma sotto sotto c’è un  punto  debole, come  il tallone d’ Achille,  che  può essere  individuato  e  usato da chi  non  ha  rispetto  e amore per  questa incredibile ricchezza dell’affettività femminile.>> (Fil rouge)

Ho parlato di donne perché nel mio lavoro di counselor ho ascoltato soprattutto storie di donne, ma tutto il mio discorso sulla consapevolezza di sé vale anche per gli uomini…Tutti noi quando attraversiamo momenti difficili sentiamo a un certo punto una molla che scatta, un insight che ci fa capire dove dobbiamo andare,  passiamo da un primo impulso inconscio  alla piena presa di coscienza di ciò che vogliamo …e così possiamo prendere decisioni che ci fanno uscire  dai guai…sempre che riusciamo a scegliere la cosa giusta per noi.


<< Davanti a questo specchio mi guardo in modo critico, no davvero, così non mi piaccio. Ho negato finora il mio bisogno di un uomo, ma ora sento che voglio trovare un punto di riferimento, un uomo su cui contare......Tremo un po' al pensiero di questi progetti: l'Antonella che non ama i cambiamenti sarà capace davvero di proseguire il suo cammino? Non sarà facile, non mi vedo a rivoluzionare tutto in un lampo, saranno passi lunghi, prudenti, a volte traballanti, a volte dovrò esplorare con cautela e scegliere il sentiero giusto, forse inciamperò.....ma sento che la mia parte positiva vuole rinnovarsi, é primavera, il momento giusto per ricominciare a vivere, partendo da me! >> (Mobbing)


mercoledì 12 giugno 2013

Mobbing: la violenza psicologica sul posto di lavoro


Storia di una vita vera, che ho ascoltato anni fa.  Non si potrà sapere dove comincia la fantasia  e  dove finisce la realtà,  che qui si mescolano in un continuo divenire;  l’immaginazione dell’Io Narrante stende un velo che nasconde l’intimità e difende la riservatezza della protagonista. La creazione arricchisce la realtà di dati che completano il quadro e definiscono  un personaggio fino a  farlo  sentire col cuore, vedere con la mente, ascoltare con lo spirito. Non importa il dove il quando e il chi, perché questa donna diventa simbolo di una realtà condivisa da mille altre donne, ma anche da uomini che subiscono violenza psicologica sul posto di lavoro e pagano un alto prezzo di sofferenza e di lesione dell’autostima.


Mobbing
un racconto di Tiziana Viganò 
tratto dal suo libro "Come le donne"

In quello specchio non sono io. Vedo una donna pallida e sfiorita, capelli in disordine, segni delle rughe sul volto che indicano tristezza, molti, molti chili sovrappeso,  spalle curve.

Come ho fatto a ridurmi così? Perché ho lasciato che le cose mi travolgessero fino a questo punto?

Ho solo 46 anni, finalmente l’ energia mi scorre di nuovo nel corpo e so che per uscire da questa situazione devo riprendere in mano la mia vita, guidarla io invece di farmi guidare.

L’immagine che lo specchio mi rimanda non è l’Antonella che voglio essere, e, dopo tante difficoltà, mi sento pronta a ricominciare da me.

venerdì 10 maggio 2013

Lejano Lejano .....Lontano lontano....: racconto di Tiziana Viganò

Nilde nel 1991 in Austria
intensa y hermosa vida de una mujer muy especial antes de que su mente empezara a volar ...

"un racconto emozionante, leggendolo avrei voluto che non finisse più!"
(dr.E.R.).
la storia intensa e bella di una donna speciale prima che la sua mente volasse "lontano lontano". In memoria di Nilde, scritto da me nel gennaio 2012 e ora tradotto magistralmente da Elsa Rovidone, la mia cara insegnante di spagnolo.
Se vuoi leggere l'originale in italiano puoi trovarlo nel mio libro
"Come le donne", 




Lejano lejano…
de Tiziana Viganò, enero de 2012

Hay niebla, siento frío hasta los huesos, estoy helada y me cuesta pensar, recordar. Sin embargo en el jardín hay luz, sobre la piel siento el calor del sol: la cortina gris está dentro de mí, hay imágenes confusas, no puedo delinear rostros y figuras que quizás han hecho parte de mi vida, tiempo lugares sonidos emociones de lo que he vivido. Apariencia desenfocada, lejana lejana, que de pronto puede llegar a estar más nítida y cercana.

Nací en 1941 en Córdoba, Argentina, me llamaron Susanna, pero para todo el mundo soy Susy, y Nilde, como la abuela. Tuve una niñez estupenda en una bellísima casa con jardín donde todo el día jugaba con mis dos hermanas y con los amigos. Mamá tenía descendencia española y se parecía mucho a su padre Daniel, de Alicante, hombre encantador y refinado, alto, con ojos claros, el pelo moreno y rizado: el primero de mis hijos se le parece muchísimo y lleva su nombre.
Mamá Clara no trabajaba, mi familia estaba bastante adinerada, mi padre y el abuelo eran empresarios, aunque sí, tras varias inversiones inmobiliarias en el campo tuvieron importantes pérdidas económicas bajo el regimén peronista, del cual eran tenaces opositores. Recuerdo como las tres, desde que erámos niñas, nos quedábamos a escuchar con mucha atención los discursos políticos de los amigos de papá que participaban activamente en la rebelión contra la dictadura de Perón.
De muchacha tenía una afición muy grande para la natación sincronizada; mis amigas y yo no nos perdíamos una película de Esther Williams, actriz campeona de este hermosísimo deporte e intentabámos imitarla durante nuestros entrenamientos. También me gustaba la danza, pero tenía que ir a clase a escondidas de mi padre, él quería que me dedicara solamente al piano y al inglés. Además iba al cole y ayudaba a mi madre en la imboliriaria: con su complicidad pude hacerlo todo, y tenía la fuerza para desenvolverme entre todas las tareas de esta vida mía tan intensa y alegre.

Estoy paseando por el jardín y oigo a dos mujeres sentadas en un banco, ¿cómo se llaman?, ¿están hablando de Susy?… ¿soy yo? … me escondo detrás de un arbusto, una llora, la otra dice que estoy empeorando, que no me acuerdo de sus nombres y de los de los niños, que siempre repito las mismas frases y los mismos gestos.
“La enfermera me dijo ayer que la había animado para que diese un nombre a la comida que tenía en el plato, pero tuvo muchas dificultades. Hace unos días se enfadó mucho con ella porque no encontraba una rebeca que en realidad tenía ya puesta. Es terrible, hace un año parecía solamente que estaba cansada y estresada y ahora…”
“¿Pero qué váis diciendo?” grito saliendo de mi escondite “no es verdad, ¿por qué estáis todos en mi contra?” huyo, corro hasta la verja, pero está cerrada, cerrada cerrada.
Estoy desesperada: mi mente se va, ha dejado de ser parte de mí, ¿cómo se atreven a decir que me olvido de las cosas?, no es verdad.
Soy mala: quiero matar a aquel mónstruo que està devorando mis pensamientos.
Soy buena: no volveré a enfadarme nunca más, nunca más gritaré, os lo juro, estaré tranquila…

En una ocasión conocí a Guido: era un chico encantador, un poco más grande que yo, ya tenía diecisiete años, y fue amor a primera vista. Yo era muy guapa, todo el mundo me lo decía, tenía el pelo largo y rubio y un cuerpo suave pero atlético, modelado por la natación: él me decía que mis ojos eran más azules que el cielo y de las flores de jacaranda… en cambio él tan moreno… Cuando me declaró su amor me regaló un disco titulado “El dìa que me quieras sabrà que te quiero”. Me acuerdo de cuando venía a cogerme con la Vespa, y una de mis hermanas se venía con nosotros para vigilarnos, no tenía el permiso de estar a solas con él.
Un día desapareció y no volví a saber nada de él para un tiempo; cuando supe que su padre lo había enviado a Mar del Plata, una ciudad del océano Atlántico, para organizar el trabajo de una nueva empresa que había puesto en marcha, empezé a pensar que quizás hubiesemos terminado, estábamos tan lejos… Pero luego decidí tomar la sartén por el mango: le envié un telegrama pidiendole sin rodeos, si debía considerarlo o no mi novio. La respuesta no tardó en llegar, volvió enseguida y dos meses después nos casamos, en el día en el que yo iba a cumplir los dieciocho.
Ni siquiera había terminado el colegio, pero no me importaba, estaba en el séptimo cielo, me parecía un sueño. Tiré a la basura mis proyectos de ser abogado, las discusiones con mi padre que me quería notario, todos mis empeños. Yo sólo veía a Pedro y nada más.
Recuerdo el día de la boda y el banquete en casa del abuelo, en estilo bavarés, recuedo las persianas de madera con huecos con forma de corazón, el jardín desbordante de flores tropicales perfumadas, la gente los amigos la música los bailes, el maravilloso viaje de novios a Estados Unidos. Fuimos también a conocer a los parientes de Guido, emigrados hace años de Italia, desde un pequeño pueblo del Piemonte: ahora vivían en Boston y en Washington; de toda la familia, solamente el padre de mi marido había buscado fortuna en America del Sur y se había ido a vivir a Córdoba, trazando así la senda que llevaba a nuestro destino.

Hoy estoy muy cansada y no me apetece salir, el cielo está nublado y amenaza lluvia. Aquel señor tan distinto que veo de vez en cuando en casa me ha traido una taza de té y un trozo de tarta, no recuerdo quien es, pero seguro que sabe que me gustan mucho los dulces: el dulce de leche, el relleno de la tarta, me recuerda el que hacía la abuela, leche y azúcar daban vueltas y vueltas por horas, era yo que los revolvía para poder chupar la cuchara, todavía siento aquel sabor en la lengua.
Llegan dos niños, muy lindos, ¿quien sabe quién serán? Son rubitos como yo, tienen los ojos claros, como dos pequeños alemanes, se parecen a mí.
Lloro y no sé porqué, ellos gritan “Abuelo! Abuelo!” y enseguida viene el hombre del té, me abraza, me acaricia y me calma. Hace sentar a los niños cerca de mí y les trae a ellos también un trozo de tarta: recuerdo muchas cosas, quiero contarles una bonita historia de hace tantos años…

Mi abuelo y sus cinco hermanos habían llegado de Suiza, emigrados a Argentina al principio del 1900, y había buscado la fortuna en aquel País grande que acojía a muchos emigrantes. La abuela, austriaca, había dado a luz al último de sus hijos en el barco, durante el viaje en el Atlántico,: era una mujer muy fuerte, trabajaba todo el día sin parar, murió hace unos años con 98 años, y aun tenía ganas de hacer cosas, no se paraba ni un momento. Creo haber heredado de ella, además del nombre Nilde, aquel valor y la energía que me acompañaron por toda la vida.
En aquellos primeros años del Noveciento la vida en Argentina era toda una aventura, por lo que me contaba se parecía mucho a la frontera del Lejano Oeste de los Estados Unidos, como se ve en las películas. Me contaba que en aquellos tiempos hasta el Estado pagaba a los “cazadores de cabezas” para matar a miles de indios: un genocidio que llevó a la extinción de una población entera.
La familia se había establecido en Santa Fé y había abierto un negocio al por mayor; desafortunadamente el abuelo se murió pocos años después y la abuela Nilde se mudó con todos los hijos a Carlos Paz, a orilla del lago de San Roque, cerca de Córdoba, la segunda más grande ciudad después de Buenos Aires. Ninguno de los chicos pudo estudiar, sin embargo el espíritu empresarial y el ingenio los llevaron a muy buenas iniciativas, y la unión familiar era tan fuerte que se ayudaban los unos con los otros. El abuelo empezó a trabajar con ocho años en una fábrica de aviones militares junto con sus hermanos; después de unos años empezaron a producir neveras porque todos sabían trabajar muy bien con herramientas mecánicas. Incapaz de estar satisfecho, luego mi padre fundó una fábrica de llantas de aleación para coches, la cual tuvo gran éxito.
La historia de mis abuelos me enseñó muchas cosas, y yo seguí realizándolas durante mi vida: mi familia siempre ha sido el fundamento sobre el cual construir cualquier cosa, el amor y la solidariedad me han acompañado y animado en cualquier momento de la vida, la fantasía y la capacidad de adaptación a cada una de las situaciones que la vida nos ofrece, también la más difícil, me ha permitido superar barreras que habrían bloqueado a muchos, pero yo nunca me rendí, nunca.

Aquel hombre es una presencia constante, me ha dicho que le llame Guido: es muy alto, pero tiene los hombros encorvados, el pelo es blanco, peinados hacia atrás, le grito que se vaya, pero el siempre vuelve, es tan cariñoso conmigo, tan paciente. Hoy me ha traido algunas fotografías, y me he emocionado mucho,  ahora me siento confusa, rara; Otra vez ha subido la niebla y me siento cansada, cierro los ojos porque quiero dormir y él me mece como una niña. 

Empezaban los años 60 y con ellos mi nueva vida, llena de entusiasmo y vitalidad.Por dos años llevamos una vida de nómadas, porque Guido, después de la inesperada muerte de su padre, tomó el mando de la empresa de familia y seguía poniendo nuevas fábricas en varias zonas de Argentina.
Yo siempre estaba cerca de él, estuvimos seis meses en Salta, hermosa ciudad de origen colonial en el norte oeste del País, luego otros seis meses en Resistencia, en el desierto del Chaco, donde el calor horroroso no nos dejaba respirar.
Cuando me quedé embarazada de Miguel parí en Córdoba, mientras Guido siguió viajando. Enseguida nacieron Oscar y Alexandra: en tres años, tres hijos. Luego otra vez una mudanza a Mendoza, cerca de la frontera con Chile; era la ciudad del vino, pero nosotros vivíamos en una casa en el parque natural de fuentes de agua mineral, agua que bebimos toda la vida.
Otro embarazo, Patricia, otro destino, Concordia, un pueblecito microscópico al límite con Uruguay con muy pocas casas, ninguna de alquiler, así que buscamos un alojamiento de lujo.
No era fácil viajar en aquellos años, las carreteras estaban muy mal, puentes y balsas inexistentes, todavia se tenía que construir las vías de comunicación en aquel enorme País con tan pocos habitantes,igual que en la época de los pionieros de Estados Unidos. Un día, casi nos matamos en un accidente con una camioneta en una de estas carreteras destrozadas: la cuna de Patricia, recién nacida, se llenó de vidrios del coche. Por suerte ella y todos nosotros resultamos milagrosamente ilesos.
Miguel, el más grande, ya tenía seis años y tenía que ir al cole. Había llegado el momento para nosotros de pararnos y volver a Córdoba para echar raicés: agradezco mucho aquella vida gitana que tanto me dio, me enfrentó a varios mundos y experiencias que de otra manera no habría conocido, que me enriqueció mucho abriendome la mente.

He puesto un disco de tango y la música se está difundiendo por toda la casa, un chico guapo alto y moreno me conduce en este baile sensual.

En Córdoba vivíamos en una hermosa casa sobre una colina, en el barrio residencial más bonito de la ciudad, todos los niños iban al colegio alemán, y yo tuve otros tres hijos, Daniel, Guido y Pablo,¡en diez años siete hijos!
Y así era, siempre estaba embarazada, con un bebé entre los brazos, los pequeños no me dejaban ni un momento para respirar, no podía pararme y descansar ni un segundo, pero esta era la familia con que siempre soñé, para toda mi vida.
Por suerte nunca estuve sola en enfrentarme con las fatigas de una familia tan numerosa: una pareja de servicio me ayudaba en todo, desde las tareas domésticas hasta criar a los niños y mis hijos aprendieron mucho de ellos. Vivían siempre al aire libre, en nuestro jardín, corriendo, jugando, yendo en bicicleta y por supuesto, peleandose.
Gozé de cada instante de esta vida: recuerdo las fiestas Navideñas y de Pascua, los cumpleaños, los esplendidos banquetes que organizaban mis amigos donde los bailes eran el centro de la fiesta; mi salón, ancho y elegante, con sus sofás color nata, se abría para estas ocasiones y hasta mis agitados hijos tenían el permiso de sobrepasar el umbral para participar a la fiesta.
En 1971 hice un larguísimo y maravilloso viaje a Europa con mi marido: nos paramos mucho en París, y mientras el trabajaba yo iba descubriendo cada rincón de aquella que para mí, era la ciudad más hermosa del mundo. Luego visitamos España e Italia, la patria de nuestras orígenes, y la exploramos desde el Norte hasta el Sur, hasta Sicilia, emocionándonos en cada instante,fue como un segundo viaje de novios que se me quedó para siempre en el corazón.

Anoche me desperté con pesadillas, y la oscuridad del cuarto me espantó más aún, grité y grité: Guido vino enseguida pero el terror no me dejaba, no paro de temblar como cuando… cuando…

… me secuestraron. Fue en 1973. Estaba esperando a los chicos delante del colegio alemán para llevarlos a casa a comer cuando me raptaron: estuve una semana encerrada en un trastero oscuro, oía los sonidos de una campana y el fluir de un río, pero nunca pude ver algo, ni siquiera mis secuestradores, qué en realidad no me trataron mal; pero mi terror creció cuando después de unos días, sin recibir el rescate, amenazaron venderme a otro grupo de terroristas, los cuales no me habrían tratado con la misma gentileza…
Mi abuelo y mi marido eran importantes Gerentes de empresas, y amigos también del Jefe de la Policía Federal: los agentes irrumpieron en mi casa para coordinar las operaciones mientras mis hijos se habían ido a vivir con los abuelos. Un primo mío, piloto de Formula 2, quiso ayudar a la Policía: con un coche muy rápido logró interceptar a uno de mis secuestradores justo en el momento en que estaba llamando a su casa. Tras ser detenido, confesó, se detuvieron todos los componentes del grupo y quedaron encarcelados hasta el 2000.
En aquellos años Argentina pasaba por un periodo muy malo, devastado por crisis políticas y económicas. Los grupos terroristas empezaron a actuar oleadas de secuestros para financiar sus rebeliones: fue un periodo horrible, como en Italia los “anni di piombo”, y terminó en 1973 con la segunda toma de poder de Juan Domingo Perón.

He encontrado en un armario una muñeca muy vieja, desgarrada, el pelo desordenado, pero puedo peinarla, limpiarle el vestidito y mecerla. Patricia y Alexandra siempre jugaban en el jardín, poseían muchas muñecas, titeres y Barbies, en cambio Miguel y Oscar llegaban en bicicleta como uracanes y estropeaban la casita que las niñas cuidaban con mucho amor…
Tras el shock del secuestro no pude vivir más en Córdoba, y la familia entera se mudó a Carlos Paz, donde teníamos un chalet a orillas del lago.
Conseguí superar aquel momento terrible gracias al cariño de mi familia, pero enseguida empezaron otros problemas muy serios: Argentina estaba a punto de hundirse; después de la muerte de Perón y el breve gobierno de su segunda mujer Isabelita, un golpe militar vio subir al poder a los coroneles y dio inicio al peor periodo de la historia de mi país, que todos nosotros los argentinos queremos olvidar.
En Carlos Paz estaba muy entretenida con un club recién fundado, torneos de ténis, fiestas, competiciones de lanchas a motor en el lago… mi casa siempre estaba llena de gente, amigos, parientes, hijos, amigos de amigos, amigos de los hijos, primos, un vaivén continuo, cada día teníamos a casi 15 personas para la comida. Yo siempre detesté cocinar, así que mientras yo me ocupaba de los negocios, mi hija Alexandra se encargaba de dar de comer a la familia y a los huespedes: no era asunto tan fácil, aquellas peñas de gente jovén y deportiva podía tragarse kilos y kilos de comida al día, y las brasas de la carne asada siempre estaban encendidas.

Luz y sombra se alternan en mi mente, pero estoy feliz de lo que puedo tener presente, pongo ordén en mi vida, y la cuento para que puedan acordarse de mi.
Mi vida ha sido maravillosa, he gozado de ella hasta lo último, he trabajado, he generado, he construido, y sobretodo he amado mucho y mucho me han amado: estoy orgullosa de lo que hice, no tengo arrepentimientos, solo gozo en el recuerdo, he vivido tan intensamente que cada año, cada día, cada minuto vale cuanto una o cien mil vidas.

La crisis económica de 1974 se abatió también sobre mi familia: una multinacional americana llegó a Argentina con el dumping, vendía anhídrido carbónico a un precio más bajo con respecto a la producción en nuestro País, derrotando las fábricas de mi familia y cerrándolas una a una.
Guido no aguantó el golpe y tuvo un ictus, no pudo viajar más y poco a poco dejó de trabajar. Tuve que tomar en mano la situación y reunir mis fuerzas y capacidades: invertí el dinero de la venta de las fábricas en una grande villa para mi familia, en tres tiendas de deporte y en un hotel. Logré entonces, volver a la normalidad, aunque con un estilo de vida más modesto, pero después de los primeros tiempos mis nuevas actividades empezaron a ganar y muy pronto dejé de preocuparme por el futuro de mis hijos.
Volví a gozar de la vida, ibamos todos los meses a Buenos Aires a comprar para nuestras tiendas; habíamos comprado un piso en la gran e intrigante capital, del cual nuestros hijos disfrutaban y Guido también se encontraba mejor. Como cuando vino el periodo de los nacimientos, llegó también el de las bodas: Miguel, el más grande fue el primero, Patricia en 1988 durante un viaje a Italia conoció a un chico y después de 4 meses ya estaba casada. Luego le tocó a Alexandra, y a los demás, uno a uno.
Sin embargo otra crisis económica, más grave de la anterior, se estaba abatiendo sobre Argentina y mi familia: tuvimos que cerrar las tiendas y el hotel. Los altibajos de la suerte y de la riqueza siempre nos han acompañado, pero a pesar de las dificultades mi familia supo levantarse, reinventarse.

Pero yo empezé a sentirme muy cansada: recuerdo aquel último viaje que hice a Europa para visitar a Patricia, recuerdo el areopuerto de Madrid, donde me perdí, y el viaje a Italia, era il 1966 y tenía 55 años. Patricia me llevó a diferentes consultas médicas, me hicieron muchos tests, luego volví a Argentina y empezaron a darme pastillas cada día.
Al principio estuve mucho mejor y todos en mi familia me ayudaban con ejercicios de memoria: tenía que repetir poemas estudiados de pequeña, tablas de multiplicar, verbos, pero a mí me gustaba recordar historias de mi familia, de mi juventud y se las contabas a todos.
Patricia se fue de Italia con toda su familia, vino a Carlos Paz, me ayuda mucho, mis hijos y mis nietos vienen a verme, Guido está también, pero yo sé que no soy la misma de antes, he cambiando, todo me huye de la mente y de la vida, tengo miendo y necesito ayuda… quizás no sé, o quizás sé perfectamente lo que me está pasando…
Tengo miendo y la niebla sigue subiendo, más densa y gris, todas las cosas se alejan inexorablemente despacio, despacio… lejano, lejano.