Mai
come oggi, in un mondo percorso da fuochi di guerra e voglia di
violenza e sopraffazione, un libro come questo è prezioso ed
emozionante. La testimonianza di chi la guerra l’ha fatta per
davvero, le sofferenze patite, il senso del dovere, l’umanità e la
solidarietà, tanti valori che sembrano dimenticati sono temi che ci
obbligano a riflettere sul futuro che vogliamo costruire. A qualunque
età.Rosella Orsenigo, storica d’eccellenza, ha pazientemente raccolto per anni epistolari, documenti e tre diari di soldati della seconda guerra mondiale che hanno sentito il bisogno di rendere perenne la loro esperienza e tramandarla, non solo ai famigliari, ma anche ai posteri. Ogni parola che leggerete in queste pagine è la realtà di gente comune, ragazzi e uomini mandati allo sbaraglio in condizioni che oggi non sembrano possibili. Oggi la guerra è tecnologica, le attrezzature moderne, i soldati, sembra assurdo ma non è, hanno vestiti adatti, armi che funzionano, cibo. Durante la seconda guerra mondiale non era così, i soldati morivano di fame di sete, di freddo di malattie, oltre che di bombe e proiettili.Tra
questi c’era anche mio padre, Mario Viganò, che ha
combattuto su tanti fronti, dal primo all’ultimo giorno di guerra,
finendo con la ritirata di Russia, un massacro da cui è scampato per
miracolo. Ha ordinato i suoi ricordi in un diario che Rosella
Orsenigo ha riportato nei particolari minuziosi, così come ha fatto
con Giamprimo Orsenigo, Amerigo e Luigi Giorgetti, Luigi Colombo,
Carlo Luciani e tanti altri.
Riporto
il finale del libro (pagine 386-388), che ho scritto dopo
la lettura:
“Ho
letto il diario di mio padre, Mario Viganò, in tre momenti della
vita: da ragazza, da adulta e pochi anni fa. Ho provato emozioni
differenti, come è giusto, vivendo una diversa consapevolezza legata
alle esperienze che man mano cambiano e trasformano. Mi ha insegnato
molto la storia della mia famiglia prima che nascessi,nel 1952, dopo
che mio padre aveva trascorso così tante vicende e vissuto così
intensamente in poco più di trent’anni.
Ricordo
che da ragazza, ascoltandolo ricordare gli episodi, le persone
incontrate, gli amici e i commilitoni, rimanessi stupita che
riuscisse a velare di nostalgia e perfino di ottimismo eventi che io
trovavo orrendi, fatali, violenti, fino a denigrarli. Col tempo ho
capito che quell’atteggiamento positivo, quel trovare il lato buono
anche nelle cose peggiori della vita, quel reagire con resilienza,
flessibilità e adattamento era un fondamento del suo carattere e col
passare degli anni mi sono resa conto di averlo ereditato, per mia
fortuna.
Non
riuscivo invece ad accettare che avesse potuto combattere con
l’esercito di un dittatore, obbedendo agli ordini: lo accusavo di
doverismo. Certo, per lui l’etica del dovere e del lavoro è sempre
stata presente, ma non come eccesso, come valore di vita. E ho capito
quanto, guardando il caos degli anni Sessanta e Settanta in cui ero
coinvolta, fosse indignato per la mancanza di quell’ordine che gli
era stato inculcato fin da piccolo.
Come
tutti quelli della mia generazione ho goduto di un periodo di pace e
prosperità, dove tutto sembrava possibile e gli obiettivi
relativamente facili da raggiungere. Un
tempo in cui è difficile comprendere come gli eventi dolorosi e
tragici della guerra abbiano potuto rendere straordinarie le vite di
tanti uomini e donne che altrimenti sarebbero rimaste nell’oscurità
del quotidiano.
Tutti
i documenti raccolti con passione da Rossella Orsenigo in
questo libro raccontano la vita di persone come mio padre, quelle
persone normali che fanno la Storia, non la Grande Storia su cui si
fonda la maggior parte dei libri e dei manuali,
quella dei capi di Stato e dei generali, dei vincitori, degli
ideologi di ogni parte politica.
È
la Storia
dei popoli che in parte la subiscono, in parte si ribellano, ma che
agiscono e costruiscono la vita, nel bene e nel male, sono
le vicende
di persone comuni spesso
travolte
dal
destino
in un mondo in continuo
cambiamento.
Non
“i vinti” di verghiana memoria, ma coloro che lottano per la vita
e per i valori in cui credono, a volte sconfitti, a volte vittoriosi.