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sabato 29 dicembre 2018

“Noi e il Sessantotto” di antologia di AA.VV - Recensione di Carla Magnani


Recensione di Carla Magnani 

A cinquanta anni di distanza dal 1968 sono molte le iniziative, anche editoriali, che ricordano quella data. Una in particolare: “Noi e il Sessantotto” si differenzia  dalle altre per il fatto di essere un’antologia a cura di Tiziana Viganò pubblicata nel maggio di questo anno da Macchione Editore.
Il libro si affida a una coralità di voci, quindici per l’esattezza, di cui dodici autori che, seppure con modalità diverse, hanno vissuto quel periodo e tre giovani che ne hanno sentito parlare e avvertono la necessità di accostarvisi per prenderne maggiore confidenza. Le storie, differenti per provenienza geografica ed esperienze vissute, coprono un arco temporale che va dal 1968 al 1978. Dieci anni che hanno dato un’impronta inconfondibile alla Storia del nostro Paese. Gente comune che si racconta ricordando un periodo unico dove la storia del singolo si confondeva con quella degli altri, dove i sogni, l’utopia, sembravano a portata di mano attraverso piccoli cambiamenti che facevano intravedere l’avvio a grandi rivoluzioni.  Per combattere una società borghese ancorata a vecchi privilegi e consuetudini, se ne mettevano in discussione i vari aspetti: dalla politica, alla scuola, alla religione, al sesso, alla moda, all’arte, al sentirsi padroni delle proprie vite. Per costruire un futuro diverso e migliore ogni confine veniva abbattuto nella consapevolezza di lottare tutti per un solo scopo: cambiare il mondo in nome della libertà, sempre e ovunque. Mai come in quel periodo i giovani si sono sentiti uniti, qualunque fosse la loro nazionalità, in un clima di vicinanza così totale tanto da trasformarsi in una nuova forma esasperata di accettazione della collettività ed escludere a priori chi non vi si riconosceva.
Nell’andare contro tutto ciò che rappresentava il passato, la strada iniziale ha lasciato il posto alla violenza,  la lotta armata ha preso il sopravvento scatenando la reazione repressiva di chi aveva tutto da perdere e gli “anni di piombo” sono arrivati a oscurare i traguardi raggiunti.
A distanza di anni le voci dei narratori rivelano il desiderio di far riemergere quello che di positivo il Sessantotto ha rappresentato e che ancora oggi resta come conquista. La società è cambiata, i giovani sono cambiati, sono venute a mancare quelle spinte verso un rinnovamento ancora auspicabile, ma privo della forza data da ideali, passione e utopia.
Il libro presenta in chiusura la cronologia dei fatti avvenuti negli anni Sessanta – Settanta e bene fa lo storico Carlo A. Martigli, nella sua accurata prefazione, a definire il Sessantotto un simbolo che va supportato con la memoria per evitare vecchi errori e alimentare nuovi stimoli.

domenica 11 novembre 2018

"NOI E IL SESSANTOTTO" di AA. VV. a cura di Tiziana Viganò. Recensione di Antonella Caprio

occupazione dell'università di Torino
recensione della scrittrice torinese Antonella Caprio per "La mia Casa Letteraria", pagina facebook 
https://www.facebook.com/lamiacasaletteraria/

"Noi e il Sessantotto" è un’antologia di racconti, di diversi autori, sul movimento rivoluzionario del 1968 pubblicato da Macchione in occasione del cinquantenario del” mitico anno” che ha cambiato il mondo. 
Tanti punti di vista diversi per raccontare - più che le vicende di quei giorni - le sensazioni, le emozioni, i sentimenti che hanno mosso l’azione rivoluzionaria con i suoi ideali. 
E quindi tante storie che narrano il “come” ogni autore ha vissuto, contribuito, assistito o semplicemente studiato quelle contestazioni culturali che mettevano a soqquadro la vita sociale e civile dell'epoca. 
Visioni soggettive a volte “dentro” il tema - da parte di chi è stato militante - e altre volte “oblique” al tema - da parte di chi il Sessantotto lo ha visto semplicemente sfilare, sotto forma di corteo, davanti alla finestra di casa propria. Non un saggio, non un romanzo, ma un caleidoscopico e privato sguardo agli eventi. Sguardo descritto con stili diversi in base alle scelte e alle peculiarità di ogni autore: dalla narrazione vera e propria, al memoriale, al saggio, alla lettera accorata. Il Sessantotto raccontato, quindi, con gli occhi del "popolo" variegato di quegli anni, non con quelli del politico o del giornalista o del sindacalista, bensì quelli genuini e incondizionati di chi in quel tempo si è trovato a vivere la propria adolescenza o giovinezza o di chi si è appassionato a quel tratto di storia. 

martedì 24 luglio 2018

AA.VV. “NOI E IL SESSANTOTTO”, antologia a cura di Tiziana Viganò. Recensione di Angelo Gavagnin


15 scrittori amici, con ricordi di vita vissuta e sguardi di giovani d'oggi al passato: la vita quotidiana, le abitudini, gli studi, la musica le lotte, grandi e piccole, pubbliche e private 

recensione di Angelo Gavagnin
già pubblicata su

L’antologia  curata da Tiziana Viganò  “NOI E IL SESSANTOTTO”, è uscita il …presso l’editore Macchione per il cinquantesimo anniversario.
Con lo sguardo e le parole di dodici scrittori che raccontano le loro storie di ragazzi e ragazze nel pieno della rivoluzione culturale e di tre giovani autori che guardano al passato con le esperienze di oggi. Nel libro troverete anche il contributo del sempre vostro Angelo Gavagnin con il brano “Ci sentivamo più grandi della nostra età”. Da non perdere per comprendere meglio quegli anni bellissimi e terribili.

É arrivato maggio e non si parla d'altro, sembra che ci siano passati tutti, grandi e piccini, ognuno aveva nel Sessantotto almeno diciotto anni, magie di un anno davvero speciale!
Tutti raccontano aneddoti e, se andiamo davvero a sbirciare i dati, alcuni hanno subito cariche della polizia direttamente in carrozzina mentre succhiavano il biberon, che simpatici…
La cosa è però comprensibile, perché il Sessantotto ci ha davvero coinvolti: la realtà è che tutti sentiamo la grandezza di un anno così determinante e tutti avremmo voluto essere presenti. E così abbiamo deciso di esserci stati, veramente o per finta.
Prima del Sessantotto i ragazzini andavano a scuola vestiti come piccoli adulti: pantaloni stirati, cravatta, camicia bianca, scarpe lucidate. Le ragazzine erano piccole mamme, separate dai maschietti, e guai a dire una brutta parola.
Il Sessantotto non è stato solo operai e studenti sulle barricate, ma anche discussioni in casa tra figli che reclamavano più libertà, che contestavano il genitore-padrone, padri esterrefatti che combattevano il potere fuori, nella società e si accorgevano di essere loro stessi contestati in casa, a tavola all'ora di cena, dai figli che li rimproveravano di essere comunisti nel loro posto di lavoro e reazionari nel privato, con moglie e figli.
La politica sì! L'economia sì!
Ma oltre a questo c'era una gran voglia di libertà individuali, crescevano i capelli dei ragazzi e si accorciavano le gonne delle ragazze, proprio quelle che adesso sono nonne, così é la vita. Le sessantottine, adesso nonne, guardando le loro nipotine sanno che tutte le giuste libertà di cui godono sono anche frutto delle loro antiche lotte.
Da quell'anno magico partì l'epoca dei diritti, passando attraverso grandi tentativi di repressione, Stragi di Stato che avrebbero rallentato, ma non sarebbero riuscite a fermare il Progresso, quello vero: che voleva dire lavorare meno ore guadagnando qualche soldo in più, andare in pensione a un'età che avrebbe lasciato ancora un po' di spazio alla vita.
Tutti semi che sarebbero maturati qualche anno dopo, infatti gli anni Ottanta furono il punto più alto della politica che guardava al mondo del lavoro: in Italia c'erano i sindacati più forti e il partito comunista più grande d'Europa.

Sono stati fatti degli errori? Sì!
Qualche eccesso di lassismo. Un esempio: a scuola la sufficienza politica per tutti, ma poi chi aveva un po’ di coscienza studiava lo stesso, la maggioranza invece no. Siamo abituati a premio o castigo, paradiso o inferno, non è nemmeno colpa nostra, ce l’hanno inculcato da piccoli.
Secondo una certa visione politica, dal Sessantotto deriva anche un’esagerata applicazione del perdonismo che esiste anche adesso, con un conseguente eccesso di microcriminalità quasi sempre sicura di non ricevere condanne ma solo tentativi di riabilitazione, a volte ripetuti inutilmente.
Tra cose giuste ed errori, la scossa fu totale e investì la politica, il lavoro, ma anche la musica, i libri, il teatro, la cultura, portò nuova libertà dei costumi: ricordo con passione le bandiere rosse delle manifestazioni… e con altrettanta passione le prime minigonne in discoteca.

Cinquant'anni sono passati, il lavoro è più precario adesso di allora, la nuova visione di Progresso è legata molto all'avere più che all'essere, oltre tutto a un avere effimero: comperiamo telefoni che servono a tutto tranne a telefonare, i vestiti li compriamo già strappati perché non servono a vestirsi ma a mostrarsi…e molto altro. Per avere tutto questo ben di Dio,  la pretesa è che si lavori fino alle soglie della tomba, e questo non lo chiamerò mai Progresso, non ho ancora deciso quale, ma dovrò pensare a un’altra parola.

In questo libro, “Noi e il Sessantotto” al quale ho dato anch’io un piccolo ma sentito contributo, Tiziana Viganò ha pensato di raccogliere i ricordi, le emozioni, le speranze di un piccolo gruppo di amici scrittori che avevano voglia di rivivere quel periodo così lontano e così intenso. 

Non è solo uno sguardo sul passato: la speranza che abbiamo tutti è di capire meglio il presente.
Se saremo attenti e un po’ fortunati potrebbe anche regalarci le parole che ci mancano per definire il momento attuale. Strano a dirsi, ma dopo cinquant’anni stiamo rischiando di rimanere senza parole.    

AA.VV. antologia a cura di Tiziana Viganò
prefazione di Carlo A. Martigli
NOI E IL SESSANTOTTO
Pietro Macchione Editore - Varese   
ISBN 978-88-6570-488-2
euro 15,00






sabato 30 giugno 2018

"Noi e il Sessantotto", storie di vita quotidiana. recensione di Giancarlo Bosini

Un fotogramma del film "Zabriskie point"
di Michelangelo Antonioni

recensione di Giancarlo Bosini


Il Sessantotto non è stato solo un anno, è stato un grande movimento di portata planetaria, un movimento “unico” che ha introdotto cambiamenti senza precedenti e che, molto lentamente, ha esaurito le sue potenzialità  nel decennio successivo, sovrapposto, fino ai primi anni Ottanta, dalla strategia della tensione e dalle stragi, anche quelle "di Stato".
Questa antologia non vuole essere un saggio su quell’epopea, ma un insieme di storie di vita quotidiana di persone che quel periodo l’hanno vissuto da vicino, anche in modi assai differenti.
Ricordi, sì, ma fondamentalmente privi di rimpianti o nostalgia, di come quell’epoca sia stata vissuta a livello personale; quindi, non la Grande Storia, ma le piccole storie che ne hanno costituito la base nel quotidiano. Storie di gente comune che ci racconta come, nella propria sfera individuale, ha sentito e vissuto il “Sessantotto”.

Ricordi che ci raccontano come quegli anni abbiano influito profondamente sulla vita di oggi. Tanti sono gli aspetti del ‘68 che emergono da queste pagine. 

Accenno qui solo quelli più intimi, come il voler portare la propria soggettività all’interno di una dimensione pubblica e politica; la diversa percezione del proprio corpo, tema che ha toccato in particolar modo le donne, fino ad allora relegate ai margini della vita sociale; quello che oggi può sembrare normale, come truccarsi o mettersi i pantaloni, allora era tabù, così come il sesso o i legami extramatrimoniali. L’aborto era reato, c’era il carcere.

Il mondo di quegli anni, che qui troviamo descritto, ci fa conoscere o ci riporta alla mente come la vita scorresse all’interno del quadro familiare, scolastico e universitario, con l’incomprensione dei genitori e una istruzione dai contenuti oramai obsoleti. Ma ci racconta anche delle fabbriche, di come divennero fucine di idee che hanno lasciato il segno fino ai giorni nostri. 
Tanti i cambiamenti che hanno modificato la società in ogni suo aspetto.

Riemergono immagini di vita oramai dimenticate. Il telefono che allora era ancora cosa rara trovare nelle abitazioni degli Italiani, come pure la TV, che il più delle volte veniva guardata nei bar. E poi c’era il ciclostile, l’antenato della più moderna fotocopiatrice, di cui forse oggi si è perso il ricordo. Eppure il ciclostile, con i suoi volantini che sporcavano le mani di nero, è stato il più importante strumento mediatico per diffondere nuove idee e proposte; insomma, uno strumento per comunicare, comunicare con tutti.

alcuni autori dell'antologia alla presentazione
a Milano, libreria Il covo della ladra
Quale può essere il messaggio di questa antologia?
Il Sessantotto fu il contenitore del disagio di un’intera generazione, un movimento che va al di là dell’identità personale, per scoprire un’identità sociale collettiva. Il senso di appartenenza alla stessa comunità di pensiero ha prodotto momenti indimenticabili anche di crescita personale e legami profondi.
Oggi molte delle conquiste ottenute in quegli anni sono state fagocitate dal mondo dell’economia e del consumismo sfrenato, ma in questa antologia non emerge rassegnazione, emerge la speranza per un mondo migliore; un invito a non lasciarsi sovrastare dai fatti e a riprendere in mano la propria vita.
Un libro per chi vuole ricordare quegli anni straordinari, un libro che può far riflettere e, suo malgrado, insegnare qualche cosa ai giovani di oggi.

martedì 19 giugno 2018

“Noi e il Sessantotto” antologia a cura di Tiziana Viganò (2018, Macchione Editore). Recensione di Tiziana Viganò.

Il Sessantotto è mito e simbolo: un modello che va preso con la giusta dose di senso critico e con la capacità di vederne lucidamente i limiti, ma che rappresenta ideali intramontabili per l’essere umano e per la società.

recensione di Tiziana Viganò
già pubblicata su
https://www.sololibri.net/Noi-e-il-sessantotto-Vigano.html


Un mito. Tanto potente che nell’immaginario collettivo suscita emozioni contrastanti e opposte. Ha due facce come Giano, una in luce e una in ombra, una positiva e una negativa.
È anche simbolo importante di un desiderio di cambiamento che fu talmente intenso da coinvolgere e mettere in movimento un’intera generazione di giovani (almeno nei paesi occidentali e nel Nordamerica) con una passione totale e pervasiva, come raramente si è visto e come, sicuramente, non si è più visto da allora.
Uno di quei momenti della Storia che fanno da spartiacque tra un prima e un dopo completamente diverso.

Poi abbiamo assistito alla caduta verticale dei valori, degli ideali e della passione di portare avanti le proprie convinzioni: distrutti dalla violenza degli anni Settanta, dal consumismo sfrenato degli Ottanta, dal riflusso dei Novanta, dalla crisi dopo il Millennio. Le conquiste di allora non sono state portate avanti, anzi, sono state perfino rinnegate. Pensiamo all’articolo 18, alla categoria di insegnanti impreparati e demotivati, alla violenza sulle donne, al modo di relazionarsi sempre più individualista, dietro lo schermo informatico, esattamente il contrario del “fare gruppo” di allora.

sabato 2 giugno 2018

Una rivoluzione culturale: il Sessantotto. Articolo di Uliano Andolfi

IL Sessantotto è stato un cambiamento decisivo nella mentalità collettiva dell’Italia e non solo che ha assunto la forma e la sostanza di una vera rivoluzione culturale.

Chi ha avuto la fortuna di vivere un momento storico di rara intensità, ha partecipato a una rivoluzione culturale che, è vero, non ha toccato i centri del potere reale, ma ha influito profondamente sulla società e sul costume di questo paese, e lo ha migliorato.

articolo di Uliano Andolfi

Più che un anno solare, il Sessantotto è ormai diventato un periodo storico, un susseguirsi di eventi che va oltre le date e gli anni,è, di fatto, il nome di una rivoluzione che non essendo stata circoscritta ad un solo paese è impossibile identificare come le altre del passato. Quindi identifichiamolo pure come data, sapendo che data non fu. Fu l'anno più esplosivo del secondo dopoguerra: in tutto il mondo i giovani si rivoltarono contro le istituzioni, a partire dalle università. Una generazione entrò fragorosamente nella storia mentre la guerra del Vietnam giungeva a un punto di svolta, i carri armati sovietici soffocavano la Primavera di Praga, e negli Stati Uniti cadevano Malcom X, Martin Luther King e Robert Kennedy.
Il Sessantotto fu anche l’anno di Valle Giulia in Italia, del maggio francese, degli scontri alla Convenzione democratica di Chicago, delle Olimpiadi del Messico, bagnate dal sangue degli studenti uccisi a Piazza delle Tre Culture e segnate dalla protesta degli atleti neri, che sul podio alzavano il pugno guantato di nero. Continuiamo a chiederci anche noi che in un certo modo lo abbiamo vissuto, non potevamo non viverlo, anche per motivi generazionali, Dove-Come-Quando-Perché. Dove è iniziato, perché è scoppiato, quali caratteri ha avuto? 

mercoledì 23 maggio 2018

“Noi e il Sessantotto” antologia a cura di Tiziana Viganò (2018, Macchione Editore). Recensione di Tiziana Viganò.

recensione di Tiziana Viganò

già pubblicato su 
https://www.sololibri.net/Noi-e-il-sessantotto-Vigano.html

Il Sessantotto è mito e simbolo: un modello che va preso con la giusta dose di senso critico e con la capacità di vederne lucidamente i limiti, ma che rappresenta ideali intramontabili per l’essere umano e per la società.


Un mito. Tanto potente che nell’immaginario collettivo suscita emozioni contrastanti e opposte. Ha due facce come Giano, una in luce e una in ombra, una positiva e una negativa.
È anche simbolo importante di un desiderio di cambiamento che fu talmente intenso da coinvolgere e mettere in movimento un’intera generazione di giovani (almeno nei paesi occidentali e nel Nordamerica) con una passione totale e pervasiva, come raramente si è visto e come, sicuramente, non si è più visto da allora.
Uno di quei momenti della Storia che fanno da spartiacque tra un prima e un dopo completamente diverso.

Poi abbiamo assistito alla caduta verticale dei valori, degli ideali e della passione di portare avanti le proprie convinzioni: distrutti dalla violenza degli anni Settanta, dal consumismo sfrenato degli Ottanta,
dal riflusso dei Novanta, dalla crisi dopo il Millennio. Le conquiste di allora non sono state portate avanti, anzi, sono state perfino rinnegate. Pensiamo all’articolo 18, alla categoria di insegnanti impreparati e demotivati, alla violenza sulle donne, al modo di relazionarsi sempre più individualista, dietro lo schermo informatico, esattamente il contrario del “fare gruppo” di allora.

Chi ha vissuto in quegli anni sa bene che quegli ideali di pace, di libertà e di giustizia sociale gli hanno formato la mente e il cuore e sono rimasti immutati nel tempo:  tutti hanno subito dure prove di fronte al crollo di quegli ideali causato dall’escalation di violenza, al terrorismo che li ha trasformati in ben altra cosa, nel contrario, e alla successiva repressione dei movimenti da parte dello Stato che doveva riportare l’ordine.
Tutti hanno nostalgia di quel vento di cambiamento che ha trasformato la società e delle passioni che hanno infiammato la loro gioventù: ma perfino i tre giovani autori del libro, che guardano al passato con gli occhi di chi vive oggi, vedono nel Sessantotto un modello ispirante per mettere un fermento di dinamismo in questa società che presenta molte falle e molte regressioni.