“E poi non rimase nessuno”. O meglio, ne rimase solo uno.
Il "convitato di pietra" – come si sa – è un’espressione nata dal “Don Giovanni”, la commedia del Seicento di Tirso de Molina ripresa da Moliere, Goldoni, da Mozart e da tanti altri autori: quella presenza ossessiva, angosciante, minacciosa è simbolo di un qualcosa che incombe e condiziona il presente.
Questo libro è una commedia tragicomica con punte di horror, che fa sorridere o ridere, ma comunque lascia amaro in bocca, anzi, un senso di disgusto per le grettezze e il male insito nell’essere umano.
C’è una riffa, una sorta di lotteria che un gruppo di trenta liceali della classe III A organizza scommettendo sulla morte: tutti gli anni ognuno di loro depositerà in un fondo una somma che crescerà esponenzialmente e verrà vinta da tre di loro che sopravviveranno a tutti gli altri. Una somma che col passare del tempo diventerà sempre più alta, condizionando la vita degli uomini e delle donne coinvolti, portandoli ad azioni assurde, tragiche o comiche, fino all’omicidio.
C’è il tema della morte, sempre più vicina col passare degli anni, con l’aumentare delle malattie, con i compagni che, oltre a passare a miglior vita per cause naturali, stranamente vengono coinvolti in incidenti o suicidi o morti sospette. E proprio l’aspettativa della morte dell’altro rende intensa la vita dei personaggi coinvolti e li trasforma in “convitati di pietra” l’uno per l’altro.
Ogni anno il 22 luglio i compagni di classe si riuniscono per una cena, si contano, si controllano, si informano sulla cifra raggiunta. La malvagia riffa diventa più interessante ogni anno che passa, scoprendo le miserie umane: ognuno è preda di un’ossessione, o di un vizio (segreto o no), di tratti caratteriali che possono essere banali o inconsueti o disturbati, di un’avidità che non è solo riferita al denaro da vincere, ma al potere esercitato gli uni sugli altri spinto agli estremi dalla competizione, della perfidia che si nasconde sotto l’amicizia apparente.
“Un patto tra ex compagni, una roulette col destino: ogni 22 luglio si brinda al futuro sperando che tocchi agli altri. Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro”.
C’è tra queste pagine il tempo scandito da un orologio che ricorda quei vecchi pendoli presenti in gialli classici del cinema in bianco e nero: un escamotage ansiogeno per i personaggi e per i lettori, che segna un ritmo che va dalla giovinezza alla più crudele vecchiaia, dai diciotto ai novantasette anni (per l’ultimo rimasto), dal 1975 al 2053.
Pur perfido e spietato, questo romanzo si legge agevolmente, grazie alla splendida forma letteraria datagli da uno scrittore d’alto livello come Michele Mari, autore dalla monumentale produzione, giornalista e docente di Letteratura all’Università Statale di Milano. La ricchezza del suo lessico, la cultura e le citazioni, l’atmosfera, l’alternanza di passaggi riflessivi alla narrazione di eventi che incalzano, ne fanno un libro ricco di contenuti e di temi che vanno letti attentamente anche quando nascosti sotto una pungente ironia.
Candidato al Premio Strega 2026
I convitati di pietra
di Michele Mari
genere: narrativa italiana contemporanea
editore: Einaudi, 2025
pagine: 158
I libri di Michele Mari (Milano 1955) sono:
Di bestia in bestia (Longanesi 1989; Einaudi 2013), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998; Einaudi 2016), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002 e 2018), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009; Einaudi 2019), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002 e 2020), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro 2010; il Saggiatore 2017), Cento poesie d'amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007 e 2023), Milano fantasma (edt 2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso Floyd (Einaudi 2010), Fantasmagonia (Einaudi 2012 e 2022), Roderick Duddle (2014 e 2016), Leggenda privata (Einaudi 2017 e 2021), Dalla cripta (Einaudi 2019), La morte attende vittime (Nero 2019), Le maestose rovine di Sferopoli (Einaudi 2021), Locus desperatus (Einaudi 2024) e I convitati di pietra (Einaudi 2025). Per Einaudi ha anche curato e tradotto La Macchina del Tempo. Fra le sue traduzioni, opere di Stevenson, Wells, Crane, London, Orwell, Steinbeck, Gombrowicz.

Nessun commento:
Posta un commento