lunedì 15 giugno 2020

“November road” di Lou Berney . Recensione di Tiziana Viganò


Un uomo – un gangster - e una donna in fuga, on the road sulla famosa route 66 degli Stati Uniti, con due bambine e un cane al seguito. Un killer li insegue per uccidere l’uomo.

recensione di Tiziana Viganò già pubblicata su Milano Nera

Fin dalle prime pagine del bellissimo noir “November road” di Lou Berney (2018, Harper & Collins) il lettore attento viene attratto dallo stile scarno ed essenziale dove niente è di troppo e niente è casuale: soprattutto entra nel ritmo dei dialoghi che rincorre l’azione, armonico o sincopato, con tempo largo o andante o presto, . Subito viene catturato da un vortice che lo fa entrare profondamente nella storia: non può limitarsi a seguire, vive e viaggia con i protagonisti, accompagnato dalla colonna sonora di canzoni che sono già nella sua mente, perché ascoltati tante volte nei film americani on the road.
Lou Berney  è scrittore, musicista e compositore: nell’edizione originale distingue i vari accenti e i vari slang secondo la provenienza dei personaggi. Questo farebbe apprezzare ancor di più la musicalità del testo, anche se l’ottima traduzione permette di intuire questa differenza.

1963. Hanno ammazzato John Fitzgerald Kennedy e tutti gli Stati Uniti sono in preda a uno shock senza precedenti: in un paese dove la gente sogna in positivo e crede nel futuro  tutto si blocca, è successa una cosa che sembrava impossibile, l’innocenza di una nazione è persa per sempre.
I personaggi sono affascinanti nella loro verità: ispirati all’autore da persone vicinissime a lui o da altre realmente esistite vivono intensamente nelle pagine.
Charlotte Roy abita in una piccola città dell’Oklahoma, ha una vita troppo tranquilla, noiosa, schiacciata da meschine abitudini, idee retrograde e da un marito alcolista: vuole di più dalla vita, un domani aperto a nuove speranze per sé e per le figlie e una nuova terra meravigliosa, come quella del suo film preferito, “Il mago di Oz”. Il suo mondo, però, potrebbe cambiare solo se lei stessa prendesse in mano la sua vita decidendo un cambiamento radicale.
Frank Guidry è un gangster di New Orleans che opera per un potentissimo e sanguinario boss, Carlos Marcello: è un uomo di successo, ma gli viene dato un incarico che deciderà la sua condanna, così Frank inizia la fuga verso il mitico West e la Città degli Angeli.  Lungo la strada incontra Charlotte e le bambine: nonostante il suo “lavoro” e gli errori della sua vita l’anima di Frank non è del tutto marcia. Sociopatico, ma non spietato, con ancora sentimenti e cuore, inspiegabilmente s’innamora e sogna una vita normale come padre di famiglia.
Carlos Marcello è un personaggio realmente esistito, è il mafioso che odia Jack e Bob Kennedy che l’hanno combattuto ed espulso in Guatemala. Ha deciso che il tempo di Guidry è scaduto, perché sa qualcosa di troppo sull’assassinio del presidente e gli sguinzaglia contro il suo peggior killer.
Anche le due bambine hanno un ruolo importante nel romanzo: osservano gli adulti e le loro azioni con un occhio puro e disincantato, vicino ma differente; con le loro emozioni e il loro entusiasmo fanno innamorare Frank che si sente responsabile e vuole diventare il loro padre.

Un romanzo che è thriller, storia d’amore, di viaggio e di cambiamento.
Lo scenario è in movimento: c’è il French Quarter di New Orleans, con i suoi colori e odori, la gente di ogni risma, c’è il grigio e squallido Woodrow in Oklahoma, c’è “la strada” per antonomasia, la route 66, con paesi, case sparse e vecchi motel, ci sono il Grand Canyon e Las Vegas, il deserto e poi la fantastica Los Angeles.
Il percorso è costellato di cadaveri e di sangue, tra suspense e colpi di scena, fino all’ultimo lascia senza respiro. E Frank Guidry è un gangster che si farà ricordare, suscita simpatia con la sua voglia d’amore e di riscatto: chi sarà l’attore che ne indosserà la maschera nel film che Lawrence Kasdan girerà prossimamente con la sceneggiatura dello stesso Berney?

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