martedì 30 ottobre 2018

“La madre perfetta” di Aimee Molloy. Recensione di Tiziana Viganò


 Recensione di Tiziana Viganò

già uscita su

Un incubo: si perdono per strada, o vengono rapiti, scappano di casa, probabilmente dalla violenza o dal degrado, o arrivano soli sulle nostre coste come migranti. Solo pochissimi sono ancora vivi e vengono ritrovati: finiscono nei gorghi della criminalità organizzata, della pedofilia, della sottrazione di organi, vittime di sette sataniche o di psicopoatici.
Storie crudeli di sofferenza, solitudine, coercizione anche per quelli che si allontanano volontariamente. E quelli che vengono ritrovati sono marchiati per sempre, perché la violenza e l’abuso creano violenza e abuso.
Un giorno sì e uno no in Italia si perdono le tracce di un minore, nel 2017 solo 30 su 177 spariti sono stati ritrovati. Nell’Unione Europea ne spariscono 10.000 all’anno. Negli Stati Uniti erano oltre 600.000 nel 2012. Freddi numeri per un fenomeno in crescendo.

Negli ultimi anni molti scrittori di thriller si sono cimentati con questo argomento tragico.
Così Aimee Molloy, che nel nuovissimo “La madre perfetta” ha affrontato il tema dei Missing Children dandogli una veste gialla, così da rendere più semplice e tollerabile per i lettori la fruizione di un fatto terribile, ormai consueto alle cronache. Abilmente ha raccontato questo mistero da risolvere, intrecciandolo con i problemi psicologici che riguardano tutte le neomadri, anche se con diversa intensità: ne risulta un libro che è intrigante come un giallo ma fa meditare soprattutto su una società che chiede alle madri di essere perfette, costringendole a una vita caotica e disperante.

Un gruppo di neomadri, le May Mothers, e quattro fedelissime amiche, Francie, Colette, Nell, Winnie, abituate a essere tutto quello che gli altri vorrebbero da loro, sono iscritte a un sito web di genitori a Brooklyn, New York. Si incontrano sotto un salice in un parco cittadino per condividere la non facile esperienza della maternità moderna, difficilissima soprattutto nei primi mesi, con la depressione post partum in agguato. Come potersi gestire da sole tra pannolini, poppate, pianti e strilli lancinanti e nottate in bianco? come soddisfare le esigenze del marito e magari del lavoro da riprendere?

Midas è il neonato scomparso. Winnie, la madre, era un’attrice famosa in una serie televisiva degli anni Novanta, e ora un’ereditiera multimilionaria, che con molta difficoltà ha cercato di superare il trauma dell’uccisione della madre avvenuta quando aveva solo diciotto anni. Le sue amiche cercano di capire cosa sia successo quella fatidica notte e, nonostante siano alle prese con i primi due mesi dalla nascita dei loro primogeniti si lanciano a fare indagini più o meno discrete: emergono scheletri dagli armadi, vecchie storie nascoste, ma riusciranno nel loro intento, più della polizia che si dà da fare ma non riesce a trovare il bambino perduto.

L’autrice descrive con molta abilità la condizione delle madri dopo il parto, le angosce, il senso del limite e dell’incapacità di far fronte alle troppe responsabilità, la disistima e la distimia, le ansie per la salute del figlio: quando succede qualcosa, piccolo o grande che sia, il senso di colpa e la convinzione di non essere una buona madre sono devastanti.
“La madre perfetta” romanzo d’esordio di Aimee Molloy (2018 Giunti Editore) è un libro da non perdere, che spalanca le porte su grandi problemi con l’abilità narrativa di chi sa passare un forte messaggio senza appesantire il lettore, lasciandogli la possibilità di leggere i vari piani narrativi con facilità e interesse....

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