mercoledì 16 novembre 2016

Violenza e prevenzione: per una cultura del rispetto

"Ispirazione"
Come possiamo prevenire la violenza? Come possiamo riconoscerne i segnali? Dove e come possiamo trovare soluzioni? La violenza in famiglia, la violenza psicologia, la violenza nel mondo

editoriale di Tiziana Viganò, counselor e scrittrice ©

foto di Chiara Chizzini pubblicate sul libro "Come le donne" di Tiziana Viganò - PMedizioni

A me piace sempre parlare in positivo, e, anche se l’argomento è scabroso, difficile, tremendo, come quello della violenza contro le donne, preferisco cercare il bandolo della matassa, quello che fa uscire dai problemi, piuttosto che avvoltolarmi in un groviglio di negatività. Questo non vuol dire disinteressarsi del problema, ma al contrario, dopo averlo studiato trovare la soluzione per uscirne soprattutto puntando sulla prevenzione.
Quindi i quesiti sono questi:

Come facciamo a prevenire la violenza?
Come possiamo riconoscerne i segnali?
Dove e come possiamo trovare soluzioni?

Se devo rispondere in 3 parole direi che prima di ogni cosa bisogna educare al rispetto: cambiare la cultura di maschi e femmine per educare tutti al rispetto di sé e degli altri.

Certe volte, parlando con le donne, emerge un dato molto importante: la mancanza di consapevolezza. Questa si collega a una bassa autostima, a una scarsa analisi delle proprie capacità, risorse e talenti, certe volte anche uno scarso rispetto per se stesse: queste donne perdono occasioni preziose che invece dovrebbero cogliere per migliorare la loro vita.

"difficile equilibrio"
Definiamo meglio il concetto di consapevolezza, che è diverso da quello di conoscenza razionale: è un tipo di percezione profonda della realtà che porta ad agire e reagire; noi percepiamo e sentiamo, immaginiamo, ci emozioniamo fluendo liberamente tra noi e l’esterno, ben in contatto con l’inconscio, un vero oceano di conoscenze rimosse che si attiva fin dalla primissima infanzia condizionando tutta la nostra vita, ma anche arricchendo il nostro sapere di dati preziosissimi, che spesso o non riconosciamo, o non possiamo o non vogliamo riconoscere.

Educare le donne all’autostima, al rispetto di sé 
e gli uomini alla stima e al rispetto delle donne.

Gli uomini non vanno lasciati soli, mai accusati e denigrati, anzi apprezzati nella loro diversità e complementarietà nei confronti delle donne. Quello che è da condannare recisamente è una cultura che da millenni li approva se dominanti, possessivi, prevaricatori, sempre vincenti. Aiutarli a gestire la rabbia, il fallimento, il dolore dell’abbandono e del rifiuto, proprio quello che non tutti sopportano e che spesso provocano i femminicidi, aiutarli al controllo delle proprie azioni e reazioni se violenti, sono passi verso un cambiamento di cultura che non sarà né facile né veloce, perché radicato profondamente da millenni.

La violenza psicologica

Se la violenza fisica e il femminicidio sono cose tremende che con il loro lato fisico e materiale, con il sangue che scorre, suscitano orrore e attenzione, c’è ben altro: la violenza più diffusa è quella che non si vede, ma che distrugge la persona che la subisce. Svalutare, umiliare, isolare, controllare, perseguitare tutto questo è violenza psicologica, poi c’è la violenza economica, e quella assistita (quella subita dai figli). 

definizione di violenza di genere per l’ONU e per l’Unione Europea

"Fil rouge"
“Una violenza che si annida nello squilibrio relazionale tra i sessi e nel desiderio di controllo e di possesso da parte del genere maschile sul femminile. Atti persecutori, matrimoni forzati, mutilazioni genitali, tratta di donne e bambini, violenza economica, violenza fisica, psicologica, abuso sessuale e stupro”.
Da una statistica diffusa dal Ministero delle Pari Opportunità, risulta che in Italia ogni tre morti violente, una riguarda donne uccise proprio dal partner: questo deve far prendere coscienza che la famiglia e la relazione di coppia sono i punti fragili dove si deve lavorare. E’ liberatorio pensare che ci sia un “mostro” che viene da chissaddove ad agire violenza, ma la realtà è proprio il contrario: solo il 2% dei violenti è estraneo.

  
Ci sono regole millenarie che dicono che le donne devono essere sottomesse: se nei paesi del mondo è cosa palese e diffusa, qui nei nostri paesi “evoluti” è più subdola, perché sotterranea, non è politically correct manifestare questo concetto, ma in realtà, sotto sotto, lavora ancora sotto la crosta del perbenismo.

Chi esce dalle regole della società la paga cara, anche con la vita.

E non nascondiamoci dietro la parola “delitto passionale”, come una volta c’era il “delitto d’onore”! E i raptus di follia non esistono…o quasi, sono frutto di violenze antiche, psicologiche e/o fisiche, reiterate nel tempo e visibili a tutti. La violenza in famiglia è un fenomeno molto grave e troppo diffuso: le vittime fanno fatica a denunciare, si vergognano, hanno paura, vogliono proteggere i figli e quello che hanno, non sanno come mantenersi, non si fidano delle leggi e delle istituzioni che molte volte per cavilli o impossibilità o per mancanza di prove certe non proteggono chi è a rischio.
Ma i vicini, gli amici, i compaesani sanno sempre cosa succede in una famiglia, a volte c’è un’omertà inspiegabile, la gente chiude gli occhi e non vuole vedere, o pensa di non impicciarsi di affari che non la riguardano…
Che orrore vedere in tv tutti quegli “esperti” che sentenziano sui fatti di cronaca nera, compiacendosi del particolare macabro. Le troppe parole non servono, contano i fatti, conta l’osservazione dei fenomeni, conta guardare i segnali, conta capire che un uomo che svaluta, umilia, che non si controlla, che trascende, picchia è quello che è, un violento, spesso psichicamente disturbato se non malato ed è sempre potenzialmente pericoloso: soprattutto non ama. L’amore è un’altra cosa.

Che dire della situazione nel mondo?

La parola femminicidio è stata coniata in Messico da Marcela Lagarde nel 2006 per definire gli omicidi basati sul genere, si uccide una donna in quanto donna. E in che occasione è stata coniata? A Ciudad Juarez una delle città più violente del mondo, circa 5000 donne sono state uccise o scomparse: è diventata simbolo del femminicidio, ma anche dell’attività delle donne contro la violenza per le associazioni e i movimenti nati contro il fenomeno.
"Bellissima, di pelle nera"


Nel mondo succedono cose terribili che spesso noi possiamo solo immaginare: spose bambine, donne vendute per la dote e uccise se la famiglia non paga, delitti d’onore sempre in voga, donne istruite che vogliono cambiare il mondo e vengono uccise o subiscono violenza (un caso emblematico Malala), donne rapite torturate stuprate, usate come schiave sessuali, infanticidio femminile ancora attuale in India e Cina, traffico di esseri umani, mutilazioni genitali, schiave cioè donne attirate con la promessa di un lavoro e mandate a prostituirsi da organizzazioni criminali che le uccidono se osano ribellarsi, industria del porno, diffusione dell’AIDS (1 su 20 africani è sieropositivo), prostituzione minorile (secondo l’ONU sono 220milioni i bambini del mondo che hanno subito rapporti sessuali forzati o abusivi, di questi 150 milioni sono bambine; e sul totale il 10% è sotto i sei anni il resto tra i 13 e i 17. In italia tra il 7%e il 10% delle prostitute è minorenne).

Le statistiche sono tremende: i paesi con i più alti tassi di femminicidi sono El Salvador, Guatemala, Giamaica, Honduras Sudafrica- 10 casi ogni 100.000 donne - più della metà dei 25 stati con elevatissimi tassi di femminicidio sono in America latina, 3 in Asia, uno in Africa, 7 in Europa (punta massima in Russia)

 Che fare?

Dobbiamo imparare a riflettere bene su cosa vogliamo per noi stesse, per capire le azioni da compiere per affrontare la realtà, difficoltà e cambiamenti in primis, scegliere quello che è meglio per noi e affrontare le sfide della vita nel modo più sereno possibile.
Sicuramente la formazione e la crescita professionale delle donne favoriscono il processo di autostima e di consapevolezza di sé, la possibilità di vedere orizzonti allargati. Ci sono ancora molti ostacoli: una donna sale i gradini di una professione può avere una più o meno vaga sensazione di non essere al suo posto o è considerata così (perché bisogna dire che una donna di successo “è una con le palle”? automaticamente attribuendogli una caratteristica maschile? Non è arrivata ad alti livelli per uno sbaglio, ma per proprie capacità!) Quante volte ci capita di sentire commenti sessisti negli ambienti di lavoro ma in ogni dove, o infierire su stereotipi…perchè li accettiamo senza ribellarci?.

Empatia, sensibilità, capacità di comunicazione, costruzione di relazioni interpersonali e di organizzazione del lavoro sono caratteristiche femminili che vanno valorizzate al massimo, sia nella vita che nel lavoro. Anche se generalizzo, le donne hanno una plasticità di mente, una attitudine a adattarsi alla realtà e cambiare che è molto superiore a quella dell'uomo, che eccelle in altri modi con caratteristiche diverse.

"Identità nascosta"
In questo periodo abbiamo assistito alla battaglia ferocissima di una donna, Hillary Clinton, per la conquista della presidenza degli Stati Uniti: non entro nel merito di un giudizio sulle capacità politiche – anche se ho sempre pensato che il suo avversario sia un folle – ma medito sul fatto che otto anni fa ha lottato con un uomo di grande valore, nero, e che ha vinto l’uomo. Negli Stati Uniti, sempre razzisti ancora oggi, ha vinto un uomo di colore piuttosto che una donna, e la stessa ha lottato di nuovo sul filo del rasoio per riuscire a contrastare un folle, bianco ...e ha vinto ancora l'uomo….  C’è di che meditare. 
Facciamo fatica a dire “sindaca”, “ministra”, “avvocata”, “la politica”,“la militare”, “la fisica” ecc preferendo storpiare la grammatica italiana piuttosto che cambiare abitudine e dire i termini come stanno....per fortuna scienziata e astronauta sono al femminile! È sempre difficile ottenere certi traguardi: io mi occupo di letteratura, guardiamo i premi letterari, nel 2016 solo 67 donne hanno vinto, contro 335 uomini, 5 contro 1! E gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

Perché cambiare una cultura, che sta alla base della violenza contro le donne, significa respingere certi modi di pensare che sottintendono sempre e comunque una subordinazione del femminile, invece di valorizzare le diversità e i valori sia degli uomini che delle donne. Possono essere cose apparentemente stupide, come usare la parola sindaco invece che sindaca, oppure dire la barzelletta che sminuisce la capacità o il cervello di una donna….ma ricordiamo che dietro OGNI parola, struttura superficiale, si nasconde una struttura profonda che non va sottovalutata.
E le donne sono le prime a non riflettere su questo.


Ci sono tante donne che non diventeranno mai famose, come le “mie donne” nel mio libro “Come le donne” che lavorano ogni giorno con semplicità e impegno, con umiltà, senza lamenti, senza esasperazioni per portare un messaggio di speranza e di pace da trasmettere alle generazioni future: non lasciamole sole, e questo lo dico agli uomini, perché senza la vostra alleanza, senza il vostro aiuto, la cultura che produce il male e la violenza non saranno mai sconfitte. Dobbiamo lavorare tutti insieme per riequilibrare i generi, per garantirci i vantaggi legati al migliore utilizzo delle capacità e risorse femminili, non in senso di una parità che non è esistente, ma della sinergia, della valorizzazione della diversità.


Dove e come possiamo trovare soluzioni?

rimando al prossimo editoriale ROMPERE CON LA VIOLENZA SI PUO': RICONOSCERE I SEGNALI, ATTIVARE LE RISORSE per consigli pratici sul tema

Elenco di siti, numeri di telefono, centri d'ascolto ecc sono reperibili su Internet


Numero di Pubblica Utilità 1522
Il 1522 è il numero di pubblica utilità, promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità, che offre un servizio di accoglienza telefonica multilingue e attivo 24h/24 per 365 giorni l’anno rivolto alle vittime di ogni forma di violenza. E’ un servizio che ha come scopo quello di estendere e rafforzare questa capacità di accoglienza e sostegno nei confronti delle vittime di violenza di genere e stalking. Ulteriore attenzione viene data a persone appartenenti a categorie maggiormente a rischio di discriminazione che abbiano subito violenza: disabili, omosessuali, transessuali e cittadini/e stranieri/e. Il 1522 ha, inoltre, l’importante funzione di facilitare l’invio della vittima ai servizi territoriali a livello nazionale. http://www.telefonorosa.it/servizio-accoglienza-telefonica/

Associazioni e centri d’ascolto
Centro antiviolenza. Il centro è aperto tutti i lunedì dalle 14:30 alle 17:30, il mercoledì dalle 9.00 alle 12.00 e il venerdì dalle 16.00 alle 19.00.  Saronno via Marconi, 5. Tel. 02.250.60.600

.....e tantissimi altri in tutta Italia.


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